Doppio referendum contro la caccia: doppio fiasco

La chiusura, il 30 settembre, delle raccolte di firme per due referendum anti-caccia ha evidenziato risultati molto al di sotto della soglia delle 500 mila necessarie

La tromba delle associazioni animaliste evidenzia una narrazione molto chiara: la caccia è invisa alla stragrande maggioranza degli italiani (ben il 75 per cento secondo i dati raccolti da Ipsos per Fondazione Capellino). Però, sarà un caso, ancora una volta, l’ennesima, la potente raccolta di firme (digitale, per di più, senza neanche doversi spostare da casa) per i due quesiti referendari promossi a partire dallo scorso 15 luglio dall’associazione Rispetto per tutti gli animali e da altre sigle della galassia animalista, alla soglia del 30 settembre (data di conclusione del termine per la raccolta) ha evidenziato numeri non solo ben al di sotto delle aspettative, ma soprattutto ben al di sotto della soglia costituzionalmente prevista.

I due referendum volevano uno, per l’ennesima volta, l’abrogazione dell’articolo 842 del codice civile, che consente l’accesso ai fondi privati da parte dei cacciatori, l’altro l’abrogazione delle norme delle “leggi speciali in materia di animali” che prevedono la deroga dell’attività venatoria rispetto ai reati di maltrattamento e uccisione di animali. In un caso come nell’altro, le firme raccolte sono state circa 100 mila, quindi circa un quinto di quanto sarebbe stato necessario per portare all’attenzione di tutti gli elettori italiani i due quesiti.

Alcuni tra i promotori o sostenitori si sono già affrettati ad adombrare fantomatici “boicottaggi”, cospirazioni e piani segreti dei “poteri forti”, la realtà tuttavia sembra un tantino più prosaica: non sono i sondaggi “addomesticati” a fare massa critica e la società italiana è ancora oggi un po’ diversa, un po’ tanto diversa, da come i vari Capellino e company pretenderebbero di spacciare. Questo forse potrebbe suggerire un pizzico di autocritica, ma eventualmente anche no, facciano come credono…