Declino dell’avifauna: non c’è correlazione con la caccia

La rivista scientifica Global ecology and conservation esclude la correlazione tra cacciabilità e probabilità di declino delle specie di avifauna europee

Il lavoro “Neither legal huntability nor harvest-based hunting interest explain broad-scale variation in population decline probability at the European scale” pubblicato da Eva de la Peña, Beatriz Arroyo, Marta Cruz-Flores, Barry J. McMahon sulla rivista scientifica Global ecology and conservation, ha messo a confronto la cacciabilità delle specie di avifauna in Europa, il livello di prelievo (considerato un indice dell’interesse venatorio) e le tendenze delle popolazioni nidificanti per valutare se il fatto che una specie sia cacciabile e le quote di prelievo siano correlate alla probabilità di declino delle specie.

I risultati dell’analisi statistica, che includeva numerosi fattori, hanno dimostrato come prima conclusione che non c’è correlazione fra la cacciabilità di una specie e la probabilità che sia in declino. Un’analisi ulteriore ha evidenziato che l’interesse venatorio, espresso come entità dei prelievi, non è correlato alla probabilità di declino delle specie. In altre parole, le specie soggette a maggior prelievo non sono destinate a diminuire per causa della caccia.

L’analisi ha riguardato anche le specie dell’Allegato 1 della direttiva (quelle non cacciabili) per quali è invece risultata evidente la correlazione fra il declino e le caratteristiche delle specie, quali il legame con gli habitat agricoli, la nidificazione sul terreno e l’agricoltura intensiva.

Per quanto riguarda le specie cacciabili gli autori propongono come spiegazione anche il fatto che molte specie cacciabili sono oggetto di gestione attiva degli habitat e di controllo dei predatori.

Gli autori concludono che non si può affermare che la caccia debba essere considerata un elemento di impatto sulle popolazioni, in particolare a livello locale; tuttavia, questa prima analisi dimostra che il fatto che una specie sia cacciabile e l’entità del carniere non possono essere considerati i fattori che determinano le tendenze delle popolazioni.

“Un lavoro che va nella direzione da tempo sostenuta dall’Ufficio Studi e Ricerche di Federcaccia”, si legge nel comunicato diffuso da Fidc, “che conferma l’importanza delle azioni di gestione ambientale quale principale fattore da considerare per la conservazione a lungo termine dell’avifauna sia cacciabile, sia protetta”.

La pubblicazione è consultabile al link sciencedirect.com/science/article/pii/S2351989426003689?via%3Dihub