È cosa nota che per la maggior parte delle sigle ambientaliste italiane, tutti i mali dell’ambiente hanno un solo denominatore comune: i cacciatori. A quanto pare, tuttavia, c’è un’altra categoria che in questi ultimi anni si sta mettendo in mostra per capacità di creare danni all’ambiente, molto più di quella dei cacciatori ma, al contrario di loro, nell’assordante silenzio generale, o quasi: stiamo parlando della categoria del “turista”. Ormai, specialmente in montagna, questi cosiddetti nuovi barbari, non avendo la minima contezza di come ci si comporta in natura, salgono, vanno, invadono, devastano, vandalizzano e creano danni e furti con l’arroganza di chi ha il diritto di fare qualunque cosa. Primo perché pagano, poi perché ormai il divertimento passa attraverso i vandalismi ben eseguiti ma, soprattutto, ripresi e postati sui social.
Sono tantissimi i rifugi ormai costretti a chiudere per danni da vandalismo, furti e devastazioni: materassi buttati fuori dai rifugi e bagnati, porte lasciate aperte con ingresso di neve, poi gelata, che blocca tutto, incisioni, bisogni ovunque eccetera. I danni si spingono specialmente verso i tanti animali al pascolo o stabulati in recinti: vengono avvicinati, abbracciati, spaventati da cani lasciati sciolti. Oltretutto invadendo terreni che sono inibiti al turismo in quanto privati. È di questi giorni, tanto per fare un esempio, l’episodio della Madonnina in bronzo posta sulla Croda Granda nel Bellunese, che è stata divelta dal basamento e gettata nel canalone. Con il contorno anche del furto e della scomparsa del Libro di Vetta, non più ritrovato. E che dire di quello che accade nel bosco del Cansiglio, dove per ascoltare il bramito le automobili, di notte, spingono gli ungulati verso le aziende agricole, provocano la rottura per impatto dei recinti elettrici dove sono tenuti i bovini, che diventano quindi alla mercé dei lupi. Gli allevatori della Piana del Cansiglio sono duramente messi alla prova hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine a disciplinare i curiosi dei bramiti dei cervi in amore: “terrorizzano gli animali e questi, in fuga, abbattono i recinti delle nostre aziende e in particolare dei pascoli”, ha confermato Mauro Quaia, allevatore e a capo della Cooperativa che gestisce anche dei locali in zona. “Non se ne può più. Quando questi presunti animalisti intercettano un cervo in strada o poco distante, gli suonano il clacson e gli puntano i fari, perché corra in modo da riprenderlo in video. Il povero animale si spaventa e scappa, finisce magari contro un recinto elettrico, fino ad abbatterlo”. Ma c’è di peggio: “Ci sono turisti, presunti animalisti, che col proprio cane più o meno al guinzaglio, entrano in azienda o in pascolo, anche se c’è divieto d’ingresso, per motivi di biosicurezza sanitaria. Se glielo fai rilevare, ti mandano a quel paese. E se per caso chiudi il cancello, questi signori arrivano a sfondarlo”.
I cacciatori, che sono brutti e cattivi, in compenso rispetto ai turisti certe cose le sanno da sempre: sanno come si approcciano o si evitano gli animali al pascolo, i cani da guardia, come si gestiscono i cani da caccia, come bisogna stare nei confronti di ovili, aziende agricole o terreni in coltivazione. Certo, anche tra noi qualcuno non si comporta bene. Ma sono minoranze, in quanto da come si mette piede in campagna, dall’inizio della licenza, si impara a gestire e stare nell’ambiente, in montagna o in mezzo ad allevatori e animali al pascolo. Basta vedere che per decenni cacciatori di montagna hanno frequentato rifugi, alpeggi, bivacchi e mai si sono verificati vandalismi di questo genere. Per cui care associazioni, e cari allevatori e agricoltori, pensavate di aver visto tutto con i cacciatori. E invece adesso ci sono i nuovi barbari: gli animalisti armati di smartphone e maleducazione.




