Il “loro” amico lupo ci riserva sempre novità. E tutt’altro che buone. Domenica mattina in quel di Massa Marittima un’allevatrice, Marisa Aronne, si è trovata davanti un branco di lupi nella sua azienda di Campo all’Aia, in località Valpiana. Erano circa le ore 8, e uscendo per effettuare lavori di routine assieme al fratello, hanno visto tre lupi che avevano circondato gli otto cani da guardia che proteggevano il gregge di circa 500 pecore. Nel frattempo uno dei lupi ha anche azzannato un cucciolo dei suoi cani e lei è intervenuta per cercare di liberarlo. Il lupo stesso, lasciato il cucciolo, ha aggredito lei mordendola a un orecchio provocandole il distacco dello stesso e il pericolo molto fondato di perdita dell’udito. È stata medicata nel vicino ospedale, con l’applicazione di ben 30 punti di sutura, e relativa terapia antirabbica. Ringraziando il cielo che il lupo ha “sbagliato mira”, in quanto avrebbe potuto azzannarla sul collo e ucciderla. Non è la prima predazione a cui era stata sottoposta l’azienda, la più grave aveva portato alla perdita di ben 50 pecore. Per cui nulla di nuovo. Ma va sottolineato che l’allevatrice disponeva di ben 8 cani da guardia, che l’aggressione è avvenuta davanti alla stalla dove erano ricoverati gli animali, che pochi giorni fa uno dei cani da guardia era stato ucciso e che c’era un altro pastore nei pressi del gregge. Per cui cani da guardia, pastore presente, stalla con le pecore ricoverate, cosa troveranno stavolta i filosofi del lupo per giustificare il consueto ritornello che “il lupo teme l’uomo”? Cosa dovevano avere in più gli sfortunati allevatori, che invece non avevano? Quando viene decantata come perfetta la soluzione dei cani, facciamo notare che qui ce ne erano 8. E i 3 lupi non si sono intimoriti per nulla. Per cui nonostante ci sia tanta enfatizzazione e sopravvalutazione dell’effetto deterrente dei cani, i lupi se ne sbattono altamente. Anche quando in notevole e svantaggiata differenza numerica. E i tanti veterinari da TV, che continuano a propinarci favole metropolitane, si vergognano un po’ o continueranno a dire quello che vogliono sentire le varie associazioni animaliste?
Ma l’aggiornamento lupo non finisce qui: con toni vittoriosi e trionfalistici, la task force della regione Puglia ha catturato un lupo, anzi una lupa. Voi penserete: finalmente, siamo tranquilli adesso. Manco per idea, perché quella catturata non c’entra assolutamente nulla con le aggressioni avvenute in zona. Per cui c’è poco da gioire. Come avevamo anticipato tra l’inizio dei tentativi e la cattura dell’esemplare “problematico”, possono passare mesi. E infatti dalle aggressioni di inizio e metà agosto la lupa catturata è arrivata il 19 settembre. Per cui, se fosse stata lei, avrebbe potuto fare altre decine di aggressioni. Da qui l’inutilità delle decisioni di organismi che sono più attenti alla salute del lupo che a quella degli umani, a cominciare dal presidente della regione. Ma da perfetti buonisti hanno già detto che, non essendo la lupa responsabile di aggressioni, sarà rilasciata. E si continuerà nei tentativi di cattura degli altri lupi coinvolti. Che magari potrebbero non arrivare mai. Nel frattempo sono arrivati i risultati del Dna del lupo che si rese responsabile dell’aggressione di madre e figlia, ricoverate poi per le innumerevoli ferite, e salvate dall’uomo che era presente e che ricevette anche lui diversi morsi e punti di sutura. Ebbene, anche quel “canide” è un perfetto lupo appenninico, puro e con pedigree al 100%. E qui ritorniamo alle fandonie dei tanti veterinari presenti negli studi televisivi che avevano affermato che non potesse essere un lupo “doc” proprio perché lui teme l’uomo e quindi, se aveva aggredito le persone, doveva essere un ibrido che, essendo incrociato con un cane, conserva la confidenza con l’umano ed è più propenso all’aggressione. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse veramente tanto da piangere. Noi siamo nelle mani di questi esperti da salotti televisivi che ci propinano le perle della loro alta preparazione scientifica. Noi per parte nostra obiettammo che, se era incrociato, sarebbe dovuto essere il contrario: proprio la presenza del Dna del cane avrebbe dovuto diluire l’istinto di predazione da animale selvatico. Altrimenti, se incrociamo un cavallo da corsa con un brocco che tira i carretti, i nati sarebbero ancora più performanti del genitore da gran premio? È appena il caso di ricordare che i Dna resi noti, ricavati dalle varie aggressioni in questi ultimi anni, sono sempre risultati tutti lupi appenninici Doc. Quindi la favola dell’ibrido… rimane favola. Fino adesso non ce n’è mai stato uno responsabile di aggressioni.




