Proiettili in gomma: si fa presto a dire…

La richiesta da parte di un sindacato di polizia di dotare gli agenti di proiettili in gomma in ordine pubblico apre un ventaglio di opzioni tecniche, che dovrebbero essere ponderate al di fuori e al di là delle contingenze emergenziali

epaselect epa10718277 Riot police clash with protesters in Nanterre, near Paris, France, 29 June 2023. Violence broke out after police fatally shot a 17-year-old during a traffic stop in Nanterre on 27 June 2023. According to the French interior minister, 31 people were arrested with 2,000 officers being deployed to prevent further violence. EPA/JULIEN MATTIA

Si torna a parlare di proiettili in gomma per gli operatori della polizia di Stato: lo ha fatto il segretario torinese del sindacato Fsp, facendo esplicito riferimento a un impiego nei confronti dei violenti nelle manifestazioni di piazza.

A oggi, tra gli strumenti che fanno parte dell’equipaggiamento di ordine pubblico della polizia di Stato infatti non sono contemplati proiettili “traumatici” less than lethal, che in Italia non sono mai stati autorizzati per l’impiego istituzionale. Quindi gli strumenti impiegabili dalla polizia sono, di fatto, lo sfollagente o il lanciatore da 40 mm per artifizi lacrimogeni.

Riguardo alla possibilità (invero alquanto remota) che venga autorizzata la distribuzione di proiettili less than lethal in gomma, schiuma o altro materiale, per il controllo dei manifestanti violenti, tuttavia si apre un ventaglio piuttosto ampio di possibilità, che dovrebbero essere valutate in modo acritico al di fuori dalla logica delle contingenze emergenziali, come quella delle manifestazioni avvenute lo scorso 17 ottobre. Perché in effetti l’universo “proiettili in gomma” è piuttosto ampio e variegato. Cerchiamo di riassumerlo per sommi capi, evidenziando pregi e difetti.

  • Proiettili calibro 40 mm per lanciatore: la prima soluzione è quella di adottare proiettili in gomma o in schiuma poliuretanica da sparare con il lanciatore per i lacrimogeni già dotazione di reparto della polizia di Stato (Gl 40/90). Il vantaggio è quello di una notevole economicità e rapidità di messa in opera, visto che lo strumento è già distribuito ai reparti. Inoltre, esistono svariate tipologie di munizionamento, teoricamente adatte sia a un impiego “balistico” a maggiori distanze (35-40 metri), animata da maggiore velocità iniziale e composizione in gomma più dura, sia per un impiego a breve distanza (10-20 metri), in schiuma morbida e con minor velocità iniziale. La principale criticità è rappresentata dal fatto che se il munizionamento non viene selezionato attentamente in funzione dell’effettiva distanza del bersaglio, possono prodursi lesioni anche molto gravi al volto, agli occhi, al capo in generale e al collo, che possono avere anche conseguenze letali o invalidanti in modo permanente. Inoltre, soprattutto con l’impiego di questo tipo di lanciatori effettuato da anni in Francia, si evidenzia una scarsa precisione del lanciatore e, conseguentemente, impatti contro soggetti diversi rispetto al bersaglio designato.
  • Proiettili per fucili calibro 12: anche per i fucili calibro 12, generalmente a pompa, sono disponibili svariati tipi di munizionamento non letale, che spazia dai pallettoni alla palla singola (sferica, cilindrica, fusiforme eccetera), alla cosiddetta “bean bag” e via discorrendo. Anche in questo caso, il problema spesso è che un determinato caricamento è ottimizzato per fornire la capacità invalidante, ma non letale, in un determinato range di distanze. Se il proiettile destinato a una distanza, supponiamo, di 30 metri viene utilizzato a 10 metri, i danni possono essere gravi e invalidanti. A questo si aggiunga che al momento la polizia di Stato non ha in distribuzione armi lunghe calibro 12 che, quindi, andrebbero acquistate.
  • Armi ad aria o gas compressi con gestione elettronica del tiro: fanno parte di questa famiglia al momento lo Smart protector 303T della Fn e l’Umarex Umx 414. Si tratta di armi che sparano proiettili in gomma per mezzo di aria o gas compressi, nel caso dell’Fn la gestione elettronica è rappresentata da una telecamera integrata da un software di riconoscimento, che è in grado di distinguere in tempo reale una testa umana (area più sensibile nei confronti di lesioni gravi o letali) e, quando ciò si verifica, oltre ad attivare un avviso visivo e sonoro, blocca automaticamente il grilletto, impedendo lo sparo. La telecamera, inoltre, fornisce riprese di tutta l’attività dell’operatore, per successive investigazioni giudiziarie o per valutazioni interne da parte delle forze dell’ordine. Nella Umarex 414, agganciato all’arma c’è un telemetro laser, che è in grado di rilevare con precisione la distanza del bersaglio, il software varia di conseguenza l’erogazione da parte della valvola del gas compresso, in modo da assicurare a tutte le distanze comprese tra 5 e 55 metri, una energia cinetica di impatto costante di 30 joule. Il vantaggio di questi strumenti è sicuramente quello di garantire (entro certi limiti, è ovvio) una maggior sicurezza di impiego, dall’altro canto hanno un costo superiore rispetto al fucile calibro 12 o al lanciatore da 40 mm e, avendo un funzionamento ad aria o gas compressi e una gestione elettronica, è prevedibile una vita operativa inferiore rispetto a un’arma completamente meccanica.

Più di tutto, appare evidente come a monte di qualsiasi valutazione tecnica (che dovrebbe essere svolta e ponderata da apposita commissione nella quale auspicabilmente siedano esperti), il primo passo rispetto alla valutazione dell’opportunità di dotare le forze dell’ordine di proiettili in gomma è di tipo politico e, in tutta franchezza, appare poco probabile che qualcuno si prenda oggi in Italia (di destra o di sinistra non importa) la responsabilità di dare il via libera alla distribuzione di strumenti che potrebbero determinare lesioni anche gravi nei manifestanti. Basti solo pensare agli accorgimenti volti a limitare la pressione dell’acqua sugli idranti posti sui tetti delle camionette, perché i manifestanti non possano subire conseguenze dolorose…