La Camera dei deputati ha approvato il ddl 1716, intitolato “delega al Governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della polizia locale”: una riforma per molti versi lungamente attesa, che è iniziata a febbraio del 2024, e che adesso passa in Senato (ddl 1903) per l’approvazione definitiva (salve eventuali modifiche approvate dall’aula, nel qual caso dovrà tornare alla Camera). Una volta che la legge sarà promulgata, il Governo dovrà adottare entro i successivi 12 mesi uno o più decreti legislativi per dare concreta attuazione alla riforma.
La legge delega era lungamente attesa, a ormai quarant’anni esatti dalla promulgazione della legge attualmente vigente per la regolamentazione delle polizie locali, la n. 65 del 1986.
Tra le materie trattate dalla legge delega, quella che attribuisce al governo la facoltà di ridefinire le funzioni per le quali sia attribuita la qualifica di agente o ufficiale di polizia giudiziaria e di agente di pubblica sicurezza, mantenendo in capo al prefetto l’attribuzione per quest’ultima qualifica. La legge delega prevede anche una specifica disciplina per la figura del comandante della polizia locale, con incarico conferito a tempo determinato e subordinazione diretta nei confronti di sindaco o presidente della città metropolitana.
La normativa introduce anche disposizioni assistenziali, assicurative e antinfortunistiche, nonché il patrocinio legale per fatti compiuti in servizio e connessi all’uso delle armi o degli altri mezzi di coazione fisica, salva ovviamente la facoltà di rivalsa nel caso di responsabilità dolosa.
I corpi di polizia locale potranno accedere al database Ced (Centro elaborazione dati delle forze di polizia), al registro del Pra e al database della motorizzazione, ma l’accesso a tali sistemi è previsto su base di onerosità (in pratica a pagamento), con attribuzione delle spese agli enti locali.
Previsto anche il collegamento delle sale operative dei corpi di polizia locale con il numero unico 112. Sarà sempre il governo a dover disporre tramite decretazione, la disciplina riguardante l’armamento individuale e di reparto, incluse non solo le armi comuni da sparo ma anche quelle a impulsi elettrici e gli strumenti di autodifesa.
Per quanto riguarda i commenti, la posizione di Roberto Chierchia, segretario generale Cisl Fp, è di attendismo: “Si tratta di un primo passaggio parlamentare, ma il giudizio definitivo sarà possibile solo al termine dell’intero iter, che prevede l’approvazione al Senato e, soprattutto, l’emanazione dei decreti legislativi attuativi su proposta del Ministro dell’Interno di concerto con i Ministri competenti, la Conferenza unificata, il parere del Consiglio di Stato ed i successi passaggi parlamentari presso le Commissioni competenti. È proprio nei decreti attuativi che si gioca la partita decisiva per la qualità della riforma, perché lì verranno definiti tutti gli aspetti fondamentali. I decreti avranno un iter preciso all’interno del quale la nostra Organizzazione Sindacale intende svolgere un ruolo attivo, concreto e propositivo”.
Più netta la posizione di Mirco Gennari, segretario generale aggiunto del Sulpl e referente per la provincia di Rovigo: “Contrariamente ai proclami politici, dal testo del ddl emerge il mantenimento di tutte le attuali limitazioni operative, e in alcuni casi anche l’aggravio delle stesse, a fronte di alcun concreto riconoscimento economico o previdenziale. Per avere la misura del provvedimento, basti pensare che non estende nemmeno il porto dell’arma fuori servizio a tutto il territorio nazionale, che sarebbe a costo zero per lo Stato ma di grande portata simbolica e pratica per la categoria. Per queste ragioni, pretendendo una riforma degna di questo nome, e non di facciata, il Sulpl parteciperà allo sciopero nazionale della Polizia Locale del 12 giugno”.




