Polemica e dibattito intensi in questi giorni nel land tedesco della Sassonia, dove il governo locale starebbe, secondo quanto riportato dal quotidiano Berliner zeitung, valutando un decreto nel quale verrebbe aggiunto, tra i criteri di valutazione per la concessione o il diniego del porto d’armi, anche quello dell’appartenenza politica a formazioni considerate estremiste, come il partito Afd (Alternative für Deutschland).
L’iniziativa allo studio in pratica formalizzerebbe decisioni amministrative che qui e là vengono già prese in alcuni land della Germania: in Turingia per esempio, anche senza una esplicita indicazione di questo tipo, le autorità locali avevano rifiutato la licenza di caccia a quattro iscritti all’Afd, sulla base della semplice appartenenza politica e senza alcun tipo di reato. Tuttavia in questo specifico caso, il tribunale amministrativo di Gera ha accolto i ricorsi dei quattro cittadini, ritenendo insufficienti le motivazioni addotte dalle autorità locali per negare il porto d’armi. Il tribunale ha affermato infatti che non vi sono prove che l’Afd della Turingia adotti una posizione “militante e aggressiva” nei confronti dell’ordine democratico, valutazione posta alla base della prognosi sfavorevole sul porto d’armi.
La questione è piuttosto singolare, atteso il fatto che da un lato si ritiene che l’estremismo di Afd sia di per sé sufficiente a negare agli iscritti alcune facoltà concesse normalmente ai cittadini, dall’altro tuttavia il partito in sé non è stato in alcun modo dichiarato fuorilegge e può partecipare regolarmente alle elezioni sia a livello locale, sia federale. La questione non è secondaria, visto che la stessa carta fondamentale della Repubblica federale tedesca dice all’articolo 3 che “Nessuno può avere danno o preferenza a causa del suo sesso, della sua nascita, della sua razza, della sua lingua, della sua nazionalità o provenienza, della sua fede, delle sue opinioni religiose o politiche”.




