Il governatore della Virginia Abigail Spanberger ha firmato una legge, che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio, che vieta la vendita e produzione di armi semiautomatiche considerate “d’assalto” o ad alta capacità. Il limite di capacità dei caricatori è stato fissato a 15 colpi (per armi corte e lunghe) mentre tra i criteri “d’assalto” c’è l’impugnatura a pistola separata e il calcio collassabile. Il provvedimento è stato uno dei primi nel mandato del nuovo governatore, subentrato lo scorso gennaio al predecessore repubblicano Glenn Youngkin, che invece nel corso del proprio mandato aveva più volte espresso il potere di veto su iniziative proibizioniste in materia di armi.
“Le armi da fuoco progettate per infliggere il massimo numero di vittime non hanno posto nelle nostre strade”, ha dichiarato Spanberger in un comunicato stampa, “stiamo prendendo questa decisione per proteggere le famiglie e sostenere gli agenti delle forze dell’ordine che lavorano ogni giorno per garantire la sicurezza delle nostre comunità”.
Le associazioni di tutela dei legali detentori di armi, come la Nra e la Second amendment foundation, hanno già annunciato cause sia nei tribunali dello Stato, sia nei tribunali federali, eccependo la violazione del secondo emendamento della Costituzione statunitense. “Le armi da fuoco e i caricatori vietati da questa legge non sono casi anomali o insoliti, bensì tra le armi e i caricatori più diffusi nel Paese”, ha dichiarato Adam Kraut, direttore esecutivo della Second Amendment Foundation. “Sono posseduti da decine di milioni di cittadini americani pacifici che li utilizzano nella stragrande maggioranza dei casi in modo lecito”.
Anche il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di presentare un ricorso per bloccare l’applicazione della legge in Virginia.
Finora, tuttavia, le leggi volte a limitare la vendita e il possesso di specifiche tipologie di armi semiautomatiche sono state generalmente considerate legittime dai tribunali, e anche dalla corte d’appello del quarto circuito, che comprende il Maryland (dove già sono in vigore da alcuni anni) e la Virginia. La corte suprema invece, ha recentemente rifiutato di audire una delle cause intentate sulla normativa del Maryland, ma le associazioni pro-armi manifestano la speranza che, nel caso della Virginia, la cosa possa cambiare, perché già nel caso del Maryland tre giudici su nove si erano dimostrati contrari e un quarto aveva espresso perplessità circa la costituzionalità delle normative di messa al bando delle armi.
Al di là di questi aspetti procedurali, comunque la normativa non va a incidere sulle armi vendute e già detenute alla data di entrata in vigore, quindi anche se l’auspicio da parte dei fautori della riforma è che gli effetti positivi possano vedersi nel volgere del successivo decennio, è perlomeno dubbio che all’atto pratico il provvedimento sia di una qualche utilità.




