Cinghiale: Federcaccia replica a Mazzatenta

Federcaccia replica alle considerazioni di Andrea Mazzatenta dell'Università di Chieti, con uno studio scientifico che smonta una per una le bufale ricorrenti nel mondo animalista, sul cinghiale: dalle immissioni dall'Est europa alle doppie gravidanze annue delle femmine

Eravamo stati i primi a contestare lo studio che il professor Andrea Mazzatenta dell’Università di Chieti aveva lanciato nel web portando tesi molto discutibili. Questa volta tuttavia è insorta anche Federcaccia che con un vero studio di ricerca, supportato da una massiccia bibliografia scientifica, dà subito l’idea di quanto si sia tenuto conto delle ricerche a tutto campo della scienza attuale e passata. Lo studio Federcaccia è stato portato avanti da Francesco Santilli e Robero Mazzoni, tecnici faunistici con lunga esperienza nella gestione delle specie selvatiche. Tra le contestazioni più necessarie a interrompere una narrazione continuamente rimbalzata da tutto l’animalismo, c’è quella relativa alla bufala dei famosi cinghiali dall’Est che avrebbero fatto arrivare i cacciatori negli anni ’50-’60. Lo scritto, con documenti e nomi, lo smentisce affermando che i cinghiali immessi appartenevano tutti al nostro tipo genetico nazionale, ovvero Sus Scrofa Majori. E fatto con animali nati e cresciuti in nostri allevamenti. I cinghiali attualmente presenti hanno nel Dna questa origine.

Le ragioni per l’esplosione demografia degli ultimi anni è data dal tanto cibo disponibile in conseguenza dell’abbandono delle nostre colture, assieme alla grande espansione della nostra copertura forestale. Aggiungiamo noi una cosa forse mai detta da nessuno: il nostro clima, quasi sempre senza neve, temperatura sempre mite, mancanza di gelo per mesi interi in tutta la penisola ha favorito il proliferare di tante specie di ungulati, cinghiali in primis. Che si traduce in una bassissima mortalità per i piccoli. Ma, molto sottolineato dallo studio Federcaccia, ad aver determinato l’esplosione demografica è stato anche l’enorme proliferare delle zone protette, che siano parchi regionali, nazionali, urbani o altro. Dove la fauna mangia, cresce e soprattutto si rifugia. Vero e attuale problema quando, come oggi, si vogliono far diminuire certe popolazioni. E ci dà molta gratificazione che lo studio definisca “bufala” la doppia riproduzione delle femmine di cinghiale in un anno. “In realtà, le femmine di cinghiale, qualunque sia la loro età, non partoriscono due volte in un anno”. Anche questo, se si sapesse e si calcolassero i tenpi di gravidanza della specie, le cure parentali post partum, e il tempo e i periodi di una nuova copertura, farebbero inevitabilmente cambiare idea a chi gioca con le parole.