Fa discutere in queste ore la decisione da parte del Comune di Bari di escludere i baracconi del Tiro a segno dalle iniziative che possono candidarsi a partecipare, con le classiche bancarelle e attrazioni, alla festa di San Nicola, in programma nella città pugliese dal 30 aprile all’11 maggio 2026. È la prima volta che una amministrazione comunale italiana emana un divieto siffatto. Nel bando non si fa menzione delle motivazioni sottese all’iniziativa, si specifica solo laconicamente che “è vietato installare attrazioni che prevedono uso o riproduzione di armi”. Secondo alcune testate giornalistiche locali, tuttavia, l’iniziativa sarebbe stata presa “visto il contesto locale e internazionale delle ultime settimane”. Il contesto locale sembra riferirsi a sparatorie avvenute in città che suggerirebbero una nuova guerra della criminalità organizzata per il controllo delle piazze di spaccio, il contesto internazionale fa ovviamente riferimento ai conflitti attualmente in atto in Ucraina e Medio Oriente.
Fatta tutta la premessa, se fossero vere le motivazioni addotte per apporre questo divieto, ci permettiamo di rispondere, come avrebbe detto l’ex Pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, “che ci azzecca”? Cosa c’entra l’uso sportivo e ludico, del tutto innocuo, di riproduzioni inoffensive di armi (in molti casi neanche riproducenti specifici modelli di pistole o carabine esistenti) con le guerre della criminalità o con le guerre vere e proprie? Che attinenza ha la sofferenza dei cittadini ucraini, iraniani, palestinesi di fronte ai danni della guerra, rispetto a una prova incruenta di abilità per regalare magari al proprio partner il classico orsacchiotto? Ma già ci sembra di sentirla, la replica dei soliti benpensanti: “eh, ma le armi…”. Proviamo allora a utilizzare esempi riguardanti altre categorie di oggetti, forse più familiari al grande pubblico: se un comune decidesse di chiudere i baracconi con gli autoscontri perché in Italia sulle strade muoiono ogni anno tra i due e i tre mila cittadini, per gli incidenti stradali o gli investimenti, pensereste che quell’amministrazione abbia fatto una scelta saggia? O piuttosto che sta scambiando lucciole per lanterne e che dovrebbe fare meglio il proprio mestiere? Ci permettiamo anche di osservare, vista la vicinanza con le celebrazioni del 25 aprile, che è proprio tipico dei regimi dittatoriali e non della democrazia, quando l’autorità si arroga il diritto di decidere come i suoi cittadini debbano impiegare il proprio tempo libero.
Altra considerazione: se una amministrazione comunale può arrogarsi il diritto di decidere come possano, o non possano, intrattenersi i propri cittadini in un momento di festa, in funzione di cosa debba essere ritenuto (ma sempre e solo dai soliti…) “educativo” o “diseducativo”, guardate che un pezzo alla volta, non resterà niente: prossimo anno via le postazioni con il punching ball che dà il punteggio di quanto forte è il pugno, perché gravissimo esempio di mascolinità tossica; poi via lo zucchero filato, che è pieno di zucchero e fa male; poi via gli autoscontri, che non educano alla gentilezza e alla prudenza stradale. E via discorrendo. Questa idea di futuro e di mondo, vi piace poi così tanto? Contenti voi…




