Agibilità per i Tsn: quali scenari futuri?

Con il travaso delle competenze sulle agibilità dai militari all’Uits, si profila un periodo piuttosto lungo di transizione, prima che il sistema possa entrare a regime. Come gestire questo “interregno”? Si rischia la paralisi soprattutto per l'attività istituzionale

Il decreto n. 108, convertito in legge, che ha disposto il “riordino” dell’Uits, ha affidato le competenze sul rilascio e rinnovo delle agibilità per i Tsn alla stessa Uits. In queste settimane, i comandi infrastrutture militari hanno già messo in chiaro di non volersi più occupare della questione agibilità, mentre la stessa Uits, con un comunicato ufficiale, ha di fatto autorizzato una proroga delle attività di tiro per quei Tsn che avessero già in corso una procedura di rinnovo delle agibilità con i militari. Restano tuttavia molti interrogativi proprio al riguardo delle agibilità, o meglio su quale possa e debba essere la gestione e la relativa responsabilità per gli impianti la cui agibilità sia in scadenza nelle prossime settimane/mesi, intanto che la struttura Uits preposta alle verifiche (comitato tecnico di vigilanza sulle sezioni) venga costituita ed entri in funzione.

Il problema del “riordino”
Il riordino dell’Uits, disposto con il decreto legge n. 108 del 26 giugno scorso, convertito in legge a inizio agosto, prevede che fintanto che non sia predisposto il nuovo statuto della federazione, si continui a operare secondo i regolamenti precedentemente in vigore. Quindi in effetti, a rigor di logica, la competenza dei militari dovrebbe proseguire quantomeno fino all’effettiva approvazione dello statuto, per il quale lo stesso decreto fissa un termine di 90 giorni entro il quale il commissario straordinario debba predisporlo. Anche ciò considerato (cosa su cui evidentemente i militari sono tutt’altro che concordi), è un dato di fatto che una volta che lo statuto venga finalmente pubblicato, dovrà essere ratificato dai ministeri vigilanti. Per quanto riguarda, nello specifico, l’attività di verifica delle agibilità, dovranno poi essere nominati i famosi sei membri del comitato, tre dei quali dovranno essere nominati dal ministero della Difesa (che su queste cose non ha proprio tempistiche da centometrista). Al di là di questo aspetto, il comitato di per sé è difficile che possa provvedere direttamente ai sopralluoghi; anche ammettendo che riesca a visitare un Tsn ogni settimana, incluse le settimane di Natale, Capodanno, Ferragosto e Pasqua, in cinque anni avrebbe appena il tempo di completare il giro delle sezioni da verificare (che sono appunto 260, 52 all’anno per 5 anni, una a settimana, senza alcuna possibilità di deroga o ritardo).

Appare quindi evidente che sarà necessario predisporre articolazioni territoriali che possano svolgere le ispezioni, e poi interfacciarsi con la commissione Agibilità Uits. A meno che (altro possibile scenario), come accade oggi per esempio con il rinnovo delle certificazioni antincendio nei condomini, non si adotti la soluzione di convalidare i rinnovi delle agibilità sulla base di autocertificazioni di conformità fornite dai presidenti di sezione e di riservare le eventuali ispezioni “de visu” ai soli casi nei quali sia necessario procedere con un primo rilascio per impianti di nuova costruzione.

Anche la questione su “quale” protocollo tecnico applicare, non appare secondaria: è chiaro che se l’Uits si è preoccupata di assumere su di sé la competenza sulle agibilità, per poi applicare pedissequamente le direttive tecniche oggi esistenti, emanate dall’esercito, tutta l’operazione in sé viene a perdere di senso e di significato. La definizione di nuove direttive tecniche, tuttavia, richiederà ulteriore tempo, visto che apparentemente l’unico organismo titolato a redigerle sarà il famigerato comitato.

Il problema resta
Al di là di queste possibilità, resta il problema relativo a cosa fare durante i mesi nei quali lo statuto Uits e la relativa struttura gerarchica diventino operativi, per quei Tsn le cui agibilità degli impianti siano in scadenza da adesso in avanti e non ricadano, quindi sotto la deroga prevista dall’Uits lo scorso 27 giugno, che riguarda (giova ricordarlo) “tutti gli stand che avevano già beneficiato della cosiddetta “Deroga sportiva”, autorizzata dalle competenti articolazioni tecniche del Ministero della Difesa, nonché gli impianti per i quali era già stata avviata la procedura di rinnovo dell’agibilità, mediante la trasmissione della documentazione richiesta o l’esecuzione degli adeguamenti prescritti, e che risultavano ancora in attesa del sopralluogo della competente Commissione” e non riguarda, peraltro, l’attività istituzionale, bensì solo quella sportiva. Il problema rischia di paralizzare tutta l’attività di tiro in Italia, quindi sarà necessario che chi ne ha la competenza, fornisca al più presto le necessarie risposte.