Il “cecchino di Prati” scatena l’attacco Pd alle armi legali

Ancor prima che il “cecchino di Prati” si consegnasse, alcuni deputati Pd hanno avanzato una farneticante interrogazione dai toni apocalittici circa le “armi facili”. Un copione già visto che, tuttavia, evidenzia perlomeno una mancanza di coerenza

Il “cecchino di Prati”, ovvero (lo si sa oggi) il 50enne disoccupato che per discutibile “diletto” si è messo per più giorni a sparare dalla finestra sui passanti con una carabina ad aria compressa di libera vendita, ha destato giustamente sensazione nell’opinione pubblica. Ciò che si poteva ampiamente prevedere, ed è puntualmente accaduto, è che anche la politica ne ha tratto spunto. Parliamo in particolare dei deputati Pd Eleonora Evi (in foto), Patrizia Prestipino, Debora Serracchiani e Matteo Mauri, i quali non hanno perso tempo presentando, ancor prima che fossero chiari i contorni della vicenda (tanto per cominciare su quale tipo di arma fosse coinvolta, se fosse legalmente detenuta oppure no, se a sparare fosse un singolo individuo o un gruppo, eccetera), una interrogazione parlamentare volta ad attaccare il governo ma, soprattutto, a tratteggiare il consueto cliché relativo al fatto che ci sarebbe una inquietante, meglio ancora terrificante, diffusione di armi, di porti d’arma e di persone armate brutte e cattive in Italia.

L’incipit è ovviamente rivolto nei confronti del governo che “ha fatto della sicurezza il proprio cavallo di battaglia, ma agli annunci ad effetto non corrispondono risultati concreti”. Non è questa la sede per entrare nel merito dell’affermazione, ma non si può fare a meno di domandarsi che c’azzecchi, come avrebbe detto Antonio Di Pietro, un singolo scriteriato che spara con un’aria compressa dalla finestra con la situazione sicurezza in tutta Italia. Ma vabbé, procediamo oltre. Il necessario corollario è che “Le cronache di questi giorni raccontano un Paese in cui le armi, legali o meno, circolano con troppa disinvoltura” e che, visto che l’attacco nei confronti dei passanti si è ripetuto per più giorni, si tratterebbe di “Un episodio che non possiamo derubricare a fatto isolato”. Il riscontro avvenuto con l’identificazione dell’autore dello scellerato gesto (che non siamo in alcun modo intenzionati a giustificare o sminuire nella sua oggettiva gravità) racconta invece proprio il contrario: stiamo parlando di un fatto che, seppur svoltosi su più giorni, è effettivamente isolato, perché commesso da un singolo cittadino, non da una “banda armata”. Ma andiamo oltre. Il necessario aggancio della premessa serve a introdurre il tema principale, che è il refrain caro ad alcuni (solo alcuni?) parlamentari Pd ormai da anni: “Le stime segnalano una crescita anomala dei porti d’arma per uso caccia e tiro sportivo a fronte di un calo netto dei praticanti reali, secondo i dati delle Regioni e delle stesse federazioni sportive. Numeri che non tornano, e che il Governo ha il dovere di spiegare al Parlamento”. Ancora? Ancora con questa idiozia del fatto che i possessori di porto d’armi “sportivo” non risultano iscritti a una federazione sportiva? Ancora dobbiamo perdere tempo per ricordare che per praticare il tiro sportivo a livello amatoriale non c’è alcuna necessità né tantomeno obbligo di essere tesserati a una federazione sportiva del Coni, cosa che serve solo nel momento in cui si pratica l’agonismo? Ancora? Ma non siete stufi di raccontare sempre le medesime falsità? Non è possibile quantomeno cambiare tema? Passi per i parlamentari Evi, Prestipino e Mauri, ma la Serracchiani, che in questi mesi si è occupata delle questioni relative all’Uits, possibile che non sappia queste cose? La risposta è sì, è possibile.

Circa la “crescita anomala” dei porti d’arma in Italia, è appena il caso di ricordare che la (modesta) crescita dei porti per caccia e Tiro a volo, risulta comunque allineata alle normali fluttuazioni che si verificano nel corso degli anni (vi fu un picco del tutto simile nel 2017, per esempio, rispetto al 2016) e che, in ogni caso, la somma delle due licenze in corso di validità in Italia è ormai da svariati anni livellata intorno al milione e cento mila. Come mai, per curiosità e visto che siamo in argomento, ai deputati del Pd non è mai venuto in mente, per esempio, di fare un’interrogazione parlamentare sul “calo anomalo” dei porti d’arma per difesa personale che in Italia sono passati dai 45 mila del 2002 ai meno di 9 mila del 2025? Lì tutto a posto, no? Non c’è niente da chiarire…

Più di tutto, quello che infastidisce è che i toni apocalittici utilizzati per ingigantire la portata di un fatto che, per quanto clamoroso, risulta isolato e circoscritto, sono i medesimi che la stessa sinistra e lo stesso Pd, stigmatizza quando sono utilizzati da “queste destre” per parlare dei rispettivi cavalli di battaglia, cioè per esempio i crimini commessi dagli stranieri in Italia. Perché allora, ogni volta che accade una violenza carnale commessa da uno straniero (fattispecie che rappresenta oltre il 40 per cento sul totale degli stupri, per inciso, a fronte di una presenza di stranieri ufficialmente residenti pari al 9,5 per cento) si strilla immediatamente che “non bisogna generalizzare” e che chi si azzarda invece a evidenziare, numeri alla mano, che tra stranieri e violenze carnali potrebbe esserci un problema merita invariabilmente il titolo di “sciacallo”? Chi invece paventa una evidente condizione di rischio su tutto il totale dei legali possessori di armi a fronte di un singolo caso, che cosa dovrebbe essere invece? Un filosofo neoplatonico?

Ad aver fatto “invecchiare male” l’interrogazione in questione c’è anche un altro fattore, cioè quello relativo al fatto che la carabina utilizzata per il fattaccio, non richiede neanche un porto d’armi. A fronte di questo, e a fronte dell’inevitabile obiezione secondo la quale le carabine con potenza inferiore ai 7,5 joule “possono andare a chiunque”, possiamo solo ricordare che ogni anno, in Italia, ne vengono vendute svariate migliaia (se non decine di migliaia) e che a fronte di questo dato, le casistiche di un impiego incosciente o improprio sono talmente ridotte che, per l’appunto, un caso come quello di Prati ha avuto risonanza mediatica nazionale. Così come è appena il caso di ricordare che in Italia, ogni anno, vengono vendute migliaia di fionde “sportive”, assolutamente di libera vendita, che se utilizzate con biglie d’acciaio o normali sassi, possono rivelarsi ancor più pericolose delle aria compressa! Ma a nessuno sano di mente verrebbe in mente di dire che se un imbecille colpisce una persona con una biglia scagliata con la fionda, la colpa è delle fionde! Perché con le armi legali non vale lo stesso? Forse perché finalmente, riguardo alle fionde, persino a Montecitorio sono arrivati a capire che non è possibile vietare tutti i rami a “Y” delle piante?

Il possesso di armi richiede di tenere alta l’attenzione sui controlli? Assolutamente sì. Ma da qui a propalare una narrazione secondo la quale un singolo caso diventa un pericolo nazionale che riguarda tutta la categoria, in mezzo c’è il senso della misura, e del ridicolo. Due qualità che la politica, di destra e di sinistra, ha ormai perduto da un pezzo, e che i cittadini hanno capito molto bene, visto che ormai non vanno a votare neanche (è il caso di dirlo…) con il fucile puntato alla schiena.