La valanga è iniziata e comincia, purtroppo, a delinearsi anche dove andrà a finire. Parliamo della questione relativa al divieto sull’uso del munizionamento ricaricato nelle sezioni del Tiro a segno nazionale da parte dello Stato maggiore dell’esercito, sulla base di fantomatiche (e lo ribadiamo, per noi insussistenti) motivazioni inerenti il rischio di incendio e in generale la sicurezza del tiro. Dopo che, in questi ultimi giorni, il divieto di impiego di munizioni ricaricate è stato notificato alla maggior parte dei presidenti di Tsn da parte dei Comandi infrastrutture competenti per territorio, si giunge alle prime (gravi) conseguenze per l’attività agonistica centerfire. Parliamo in particolare del Campionato Ex ordinanza a 100 metri. Infatti, la gara che si sarebbe dovuta svolgere al Tsn di Colle Val D’Elsa (Si) i prossimi 11 e 12 luglio, è stata annullata d’imperio dall’Uits stessa, in seguito alle richieste di indicazioni sul da farsi avanzate (correttamente) dalla sezione, per lo svolgimento della gara. A questo punto è lecito attendersi la cancellazione di tutta la restante stagione agonistica per l’Ex ordinanza.
La domanda vera tuttavia è un’altra: può una federazione sportiva del tiro farsi mettere sotto scacco dai militari, senza controbattere in alcun modo alle motivazioni palesemente pretestuose e tecnicamente insussistenti che sono alla base dell’agire delle articolazioni tecniche dell’esercito? Può una federazione, che vogliamo sperare sia consapevole delle gravissime ripercussioni sull’attività agonistica e amatoriale che queste disposizioni causeranno alle sezioni Tsn, rispondere con un assordante silenzio, nonostante siano mesi e mesi che il problema è venuto alla ribalta, dapprima per le sole sezioni ricadenti sotto la competenza territoriale del I reparto infrastrutture di Torino e oggi a livello nazionale? Perché si è lasciato che il bubbone esplodesse malgrado vi fosse tempo e modo di controbattere nelle opportune sedi? Perché per esempio, in questi mesi, nessuno in federazione ha ritenuto opportuno coinvolgere il Banco nazionale di prova, per confermare o smentire le affermazioni dei militari circa la pericolosità dei “lapilli” delle munizioni ricaricate rispetto alle munizioni commerciali? Perché se il problema degli incendi nei Tsn è rappresentato dai “lapilli” (e non dal deposito di incombusti), il divieto non è stato esteso all’avancarica che, a oggi, prosegue pressoché indisturbata le sue legittime attività sportive?
La federazione non ritiene quindi di dover commentare in alcun modo quanto sta accadendo? Si guarda al prossimo triennio con immaginifici comunicati stampa di “efficientamento” e poi non ci si accorge che un pezzo alla volta sta crollando tutta la baracca? Ma siete seri?
E la politica in tutto questo dov’è? A parte assecondare supinamente quanto sta accadendo? Quella politica che in campagna elettorale viene a farsi bella nei confronti del mondo dei legali detentori di armi e poi sparisce come neve al sole? Possibile che non ci sia un singolo deputato o senatore dell’attuale maggioranza di governo (parliamo della maggioranza perché è quella che avrebbe politicamente i numeri per prendere gli opportuni provvedimenti) che ritenga di attivarsi se non altro con interrogazioni parlamentari ai ministeri competenti? Stiamo assistendo al crollo del tiro a segno nel suo complesso, nell’assoluta indifferenza dei reggitori della cosa pubblica?




