Wwf perde il treno

Il Codacons si è rivolto all’Autorità garante per la concorrenza in merito a una campagna nella quale il Wwf incentivava le donazioni proponendo sconti sui viaggi su Italo treno

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Il Codacons si è rivolto all’autorità Garante della Concorrenza e del mercato in merito a una campagna promossa dal Wwf sulle donazioni ricevute a proprio favore. Infatti nelle continue campagne di cui il Wwf si fa promotore alla ricerca di soldi (non dimentichiamo che i suoi introiti dichiarati ammontano a diversi milioni di euro), è incappato in una pratica promozionale che ha sollevato l’interesse dell’associazione di tutela dei consumatori. Infatti veniva reclamizzato “Sostieni la natura con una donazione e ricevi in cambio uno sconto del 20% sui tuoi viaggi”, con Italo treno. Il Codacons tuttavia ha evidenziato che nella campagna in questione venivano omesse, o non adeguatamente dichiarati, alcuni aspetti della campagna, a partire dal vincolo economico continuativo per chi avesse voluto accedere alla scontistica. Il Codacons sottolinea infatti che non si sarebbe trattato di una donazione una tantum, ma di una vera e propria donazione regolare e continuativa, un cosiddetto abbonamento mensile, situazione (ad avviso dell’associazione) non adeguatamente esplicitata, oltretutto non chiarendo come si sarebbe potuto fare a revocare l’addebito, e neppure quali fossero le reali condizioni e i limiti per applicare lo sconto del 20% sui treni.

Se queste informazioni non sono immediatamente accessibili si può essere accusati di una captazione di fondi e non “un sostegno alla biodiversità”. Il Codice del Consumo ci va giù in maniera inflessibile, dicendo che trasparenza e correttezza informativa sono requisiti che non debbono essere bypassati da slogan emotivi sul salvataggio del pianeta, tigri o lupi in difficoltà. Abbiamo già altre volte evidenziato i nostri dubbi sulla realtà delle emergenze sbandierate da molte associazioni, tra cui il Wwf che nei suoi comunicati on-line ha sempre una specie da salvare e in difficoltà. E non cessando mai di sostenere la continua emergenza climatica che in realtà fa vivere tutti ugualmente, ma solo in modo diverso. Come d’altronde accade da quando è nato il nostro pianeta.

Comunque il Codacons pone il dubbio che un associazione no-profit possa aver utilizzato le armi di una pubblicità ingannevole per fare cassa.

Il sistema però evidenzia un altro aspetto: quello delle aziende che, attivando collaborazioni con associazioni ambientaliste o animaliste nel nome del presunto salvataggio di qualcosa, vuole accrescere presso l’opinione pubblica un riconoscimento morale di alta credibilità e impegno nei confronti della Natura (il cosiddetto greenwashing).