Torna la rabbia in Europa

Primo caso di rabbia canina in Italia, dopo decenni in cui era stata ufficialmente dichiarata debellata. L'origine è un animale importato illegalmente dal Marocco, ma ci si scopre più fragili di quanto si pensasse, complice anche una promiscuità sempre più elevata tra esseri umani e animali da compagnia

In questi giorni è comparsa su molti quotidiani la notizia dell’accertamento di un caso di rabbia a carico di un cane meticcio portato illegalmente in Italia dal Marocco. Il cane era di proprietà di una signora a cui era stato lasciato mesi prima da un suo parente, il quale sembra sia stato colui che lo aveva introdotto in Italia. Sorvoliamo sul fatto di essere riusciti a portare non un pappagallino, ma addirittura un cane senza averne lasciato traccia alle varie dogane o valichi di frontiera italiani o europei. Il Comune interessato è quello di Vittorio Veneto, dove poi le autorità, constatata la malattia resa evidente da un comportamento altamente nervoso del cane, hanno accertato la patologia e, per non aumentare il rischio sanitario già in corso, hanno proceduto all’eutanasia dell’animale. Non solo: le autorità dicono che la padrona era stata addirittura morsa per cui, oltre a fare lei la relativa terapia, la dovranno fare tutte le persone venute a contatto, compresi cani e gatti. L’Italia, ricordiamo, è stata dichiarata indenne ormai da diversi anni dalla malattia della rabbia. Ma non per questo è normale abbassare la guardia o pensare che, una volta acquisita questa prerogativa, la si mantenga per sempre. Inoltre ricordiamo che la terapia, da fare assolutamente se una persona ha per caso subito morsi o contatti troppo ravvicinati con animali possibili portatori, impone l’assoluta necessità di affrontarla tempestivamente.

Ma tornando alla felice situazione italiana relativa al problema, bisogna tenere conto della sempre più grande promiscuità esistente tra esseri umani e animali domestici o da compagnia. Se parliamo di viaggi all’estero, molto spesso si incontrano molte specie a contatto con turisti quali cani randagi, gatti, ma anche specie tropicali. Ricordiamo che la rabbia non è una prerogativa dei canidi, ma può essere portata da moltissime specie: Addirittura suidi, ovvero maiali domestici o da compagnia, mucche, conigli, procioni, mustelidi, nutrie, castori eccetera. Praticamente quasi tutti i mammiferi. Quindi massima allerta nel frequentare o stringere immediatamente rapporti troppo intimi con queste specie nei viaggi all’estero. Anche nella nostra Italia contestiamo pesantemente la mania e il condizionamento animalista italiano che spinge, e cerca di plagiare, la gente con la storia della convivenza pacifica con animali domestici e selvatici. Mentre con i nostri domestici possiamo avere il continuo controllo, non lo abbiamo assolutamente per la fauna selvatica. Avvicinare nutrie, volpi, sciacalli ultimi arrivati o altro, per nutrirli, addirittura con le nostre mani, è un rischio altissimo. A maggior ragione se sono troppo confidenti. E vista anche la grande mobilità della fauna selvatica, non tutta certo, ma per esempio il lupo che viene anche da terre molto lontane dalle nostre nei suoi spostamenti, bisogna adottare sempre la massima attenzione. A maggior ragione anche su tutto ciò che illegalmente viene portato senza il controllo delle autorità come scimmiette, piccoli roditori, marsupiali eccetera. Che poi magari possiamo incontrare anche nella casa del vicino. Il problema non è solo quello della rabbia, ma anche di altre patologie quali parassitosi e simili, molto contagiose con le manifestazioni, quasi ormai dilaganti sui social, di baci in bocca a cani, gatti eccetera e altrettante leccate sulle nostre mucose. Non si tratta di non dargli affetto. Ma di distinguere nettamente tra il voler bene e non eccedere nel pericolo. Ai nostri animali non serve.