La Toscana ha istituito un corso in cui si formeranno operatori abilitati sui grandi carnivori. Ciò è stato ritenuto necessario dalla regione per avere il personale che può, nel caso, operare nelle diverse fasi di un eventuale problema riferito a questi animali: dall’individuazione al tracciamento, alla dissuasione incruenta fino, dopo parere Ispra, alla rimozione completa. Naturalmente è richiesta frequenza del corso con il 100% di presenza, prova scritta e orale con aggiunta un’esercitazione pratica relativa al maneggio dell’arma e di tiri presso una sede del Tiro a segno nazionale. L’iniziativa è stata supportata da Agrivenatoria Biodiversitalia, organizzazione che opera per Coldiretti. Di conseguenza ai partecipanti è richiesto il porto d’armi uso caccia e sicuramente la qualifica di selecontrollore, proprio per avere la manualità necessaria per eventuali, e non prorogabili, rimozioni autorizzate. Naturalmente, e non poteva essere da meno, questo ha fatto saltare sulle sedie dei loro uffici i soliti noti. In questo caso quelli della Lndc che, addirittura, si sono rivolti al presidente della regione Eugenio Giani. Come sempre la considerazione che hanno della figura del selecontrollore è la solita. E infatti “…la maggior parte dei biologi, veterinari, naturalisti, ricercatori, operatori faunistici e volontari impegnati da anni in censimenti e nel monitoraggio della specie vengono di fatto esclusi se non possiedono un porto d’armi per uso caccia”. E infatti ci pare molto giusto. Un biologo, senza nulla togliere alla sua professionalità, fa lavori prevalentemente di laboratorio. Un veterinario non c’entra un’acca con il programma del corso e i suoi requisiti. Fa tutt’altro lavoro anche lui. In quanto a naturalisti, operatori faunistici e ancor più i volontari, non hanno nessuna qualifica inerente alle necessità degli interventi richiesti dal corso. I ricercatori, anche, fanno più che altro quello che dice la parola: ricercare. Per poi sottoporre i risultati al giudizio di biologi o veterinari. Ma nella sequela delle richieste che comprendono il programma del corso, ed eventuali sviluppi, i requisiti richiesti parlano di gestione incruenta per eventuali animali problematici, ma anche di rimozione con mezzi idonei di quelli dichiaratamente problematici. A ciascuno il suo mestiere. Per un titolare di porto d’armi di caccia, e selecontrollore, tracciare, individuare seguire i segni di presenza dell’animale sul territorio, è pane quotidiano, perché passa tutto il suo tempo a fare questo. Il tempo in cui un veterinario è in studio, o un biologo è in laboratorio, un selecontrollore lo passa nell’ambiente, vicino agli animali. I decantati volontari, animalisti principalmente, non hanno minimamente alcuna di queste prerogative perché non sono cacciatori. Chi pensa che un selecontrollore sia solo un portatore di fucile e basta, commette il solito peccato di arroganza nel pensare che sono solo gli animalisti gli “eletti” dell’ambiente. In ultimo, il porto d’armi testimonia all’istante la rettitudine di una persona. Tutte le categorie elencate da loro, se hanno avuto un semplice diverbio con alcune persone o sono stati fermati per guida una sola volta in stato alterato, pagata la multa, continueranno a fare il loro lavoro. Qualunque sia. Un selecontrollore perde immediatamente il titolo. E non lo vede più. E non ci sono multe da pagare che possano azzerare il provvedimento. Quindi, signori animalisti di qualunque sigla, fatevene una ragione. Noi abbiamo i requisiti per fare interventi che voi non potete assolutamente fare. E non lo diciamo noi. Lo dicono le leggi del Paese nel quale voi stessi abitate.
Toscana: operatori grandi carnivori contestati
Le associazioni animaliste contestano che gli operatori per i grandi carnivori che saranno formati in Toscana, debbano avere la qualifica di selecontrollore e quindi il porto d'armi da caccia




