Altro cinghiale, altra aggressione

Aggressione a una escursionista nel Parco del Gran Sasso, da parte di un cinghiale: gravi le ferite riportate, si riapre la questione della mancata gestione nelle aree parco

È accaduto nella Valle del Chiarino, un’area montana all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, vicino a monte Corvo. Una signora di 41 anni, in gita nella zona il giorno di Pasqua con amici, è stata pesantemente e improvvisamente attaccata da un cinghiale. L’animale era da solo e, per questo motivo, si tratterebbe di un maschio, che ha ferito la signora ricoverata poi in codice rosso all’ospedale San Salvatore dell’Aquila per ferite lacero-contuse a una gamba e a un braccio. La donna non ha avuto il tempo né di fuggire, né di sottrarsi all’aggressione del cinghiale. È intervenuto l’elicottero del 118 con il soccorso alpino. Le sue condizioni sono state definite serie dai medici, in quanto le ferite lacero-contuse sono molto profonde e le hanno fatto perdere molto sangue. Non è un episodio isolato quello accaduto: già tre mesi fa una donna del posto, mentre era nei pressi del suo gregge in un’azienda vicino al lago di Campotosto, aveva subito analoga aggressione da parte di un cinghiale che le aveva perforato uno stivale con i denti scaraventandola a terra. Salvata poi, come da intervista rilasciata in seguito, dal sopraggiungere dei suoi cani che hanno attaccato il cinghiale, poi fuggito via. Del fatto si è occupato, il giorno dopo l’aggressione di Pasqua, anche Rai 1 nella trasmissione “La vita in diretta” intervistando sia l’aggredita di tre mesi prima, sia gli abitanti della zona, i quali hanno denunciato il livello di aggressività molto più elevato dei cinghiali rispetto a tempo fa. Mentre, infatti, prima fuggivano alla vista delle persone, adesso si dimostrano sfrontati e attaccano senza alcun motivo apparente. Altri intervistati hanno addirittura dichiarato che ci sono molti più danni dei cinghiali che dei lupi, specialmente nei confronti dell’agricoltura familiare praticata da molti di loro che è ancora una delle attività essenziali per l’economia degli abitanti. Per cui orti, frutteti e granturcheti sono razziati senza sosta.

È sempre lo stesso problema: i parchi, principalmente quelli dell’Italia centrale, continuano a essere centri di potere dell’animalismo nostrano. Come si prospettano abbattimenti nei loro confini, mettono mano a campagne demolitrici a suon di disinformazione aiutata dai tanti influencer disoccupati, ma molto occupati, a frignare per il povero Bambi o il povero cinghialino. Invocano sempre provvedimenti “scientifici”. Ma bloccano qualunque piano di intervento, che è appunto scientifico intervenendo tecnicamente sulle classi d’età. Vedi l’ultima crociata salva-cervi abruzzesi, che proprio in questi giorni sono stati oggetto di discussione in un congresso di Confagricoltura dell’Aquila per i molti problemi che continuano a creare. Le ostruzioni vengono subite da una classe dirigente che ha timore di dimostrare aperture alla gestione, come fanno in tutti i parchi di tutti i Paesi del mondo. Siamo solo noi quelli più intelligenti a fronte di tutti gli altri che continuano a sbagliare facendo diventare i parchi produttivi non sopportando solo migliaia di turisti maleducati per tirare avanti, ma sfruttando anche quello che la Natura produce in eccesso? Non si capisce perché non si possano effettuare, nei mesi invernali almeno, abbattimenti di selezione visto che abbiamo migliaia di selecontrollori addestrati e licenziati con corsi specifici e che farebbero gratis quello che dovrebbe fare il parco. Finché si darà voce a interpretazioni ideologiche di questo problema, non risolto da nessun tipo di gabbie di cattura, avremo sempre più parchi con fauna squilibrata e distruttiva sul bosco e sulle altre specie. Ma aggiungiamo un altro punto: il cinghiale adesso attacca sempre più frequentemente, senza essere provocato, uomini e turisti. Non sarà perché proprio il clima di protezione a oltranza nei parchi lo ha reso assolutamente confidente con l’uomo? Ovvero ha capito, come ha fatto il lupo, che l’homo sapiens, non più venator, non rappresenta alcun pericolo? L’ultima domanda la rivolgiamo ai tanti scienziati che dichiarano che i troppi cinghiali ci penserà il lupo a limitarli. Come mai nei parchi dove ci sono sia tanti lupi, sia tanti cinghiali, quest’ultimi sono sempre di più alla faccia del grande predatore? La risposta che ci permettiamo di avanzare noi è, banalmente, perché il lupo è grande predatore solo di animali domestici. Quindi il lupo sul cinghiale ha effetto solo marginale, tranne per qualche cucciolo, perché gli esemplari adulti sono pericolosi. E lui lo sa.