Il percorso populista voluto dal primo ministro australiano Anthony Albanese, che prevede l’inasprimento delle norme sul possesso di armi e la confisca con indennizzo per una serie di armi considerate vietate all’indomani della strage avvenuta a Bondi beach, fuori Sydney, sembra procedere meno speditamente di quanto aveva lasciato supporre l’approvazione lampo avvenuta sull’onda emotiva del massacro.
Infatti solo metà degli Stati e territori di cui è composta l’Australia hanno in definitiva approvato il piano di riacquisto (buyback) delle armi entro la scadenza prevista del 31 marzo scorso, per far sì che il piano potesse essere operativo entro luglio. I leader degli Stati e territori che non hanno aderito, hanno dichiarato apertamente di non voler inasprire la normativa in materia di armi nelle loro giurisdizioni, in controtendenza rispetto all’iniziale consenso alle riforme.
Gli Stati che a oggi hanno aderito all’accordo, avviando il programma di riacquisto, sono l’Australia occidentale, la Tasmania, il territorio della Capitale australiana (Act) e il Nuovo Galles del Sud.
Sulla questione è intervenuto il senatore liberale, ministro ombra degli affari interni, Jonno Duniam, dichiarando che il programma nazionale di riacquisto delle armi è fallito e ha messo in luce la “gestione inadeguata della risposta” del Partito Laburista alla sparatoria di Bondi.
“Il programma di riacquisto di azioni proprie del governo albanese si è rivelato un clamoroso fallimento”, ha affermato. “Gli Stati e i territori si sono allontanati da questo piano autoritario e impraticabile per una buona ragione: si trattava di un disperato tentativo del governo Albanese di intromettersi eccessivamente nei diritti degli australiani. Il governo ha gestito male la risposta dopo l’attacco di Bondi. Il programma di riacquisto delle armi è stato un tentativo di distrazione per nascondere i fallimenti del governo albanese in materia di antisemitismo ed estremismo. La coalizione si è opposta a questo progetto fin dall’inizio perché non affrontava i veri problemi che il Paese si trovava ad affrontare in seguito all’attentato di Bondi”.
La Shooting Industry Foundation of Australia ha affermato che la scadenza per il riacquisto delle armi è un esempio di legislazione reattiva. L’amministratore delegato James Walsh ha affermato che il piano di riacquisto di azioni proposto era viziato fin dall’inizio. “Questo riacquisto di armi non ha rappresentato una vittoria per la sicurezza pubblica, ma ha generato solo incertezza per migliaia di australiani rispettosi della legge e per le aziende che li sostengono”.




