Elefanti keniani avvelenati

Un gruppo di elefanti in Kenya avvelenato a causa del contrasto tra i pachidermi e le popolazioni locali. In un Paese nel quale la caccia legale è chiusa dagli anni Settanta, si dimostra che la minaccia alla specie è tutt’altro che scongiurata

Il fatto è accaduto alcuni giorni fa in Kenya: un gruppo di 18 elefanti, vicino al parco Amboseli, è stato trovato morente. Gli animali, ripresi anche in alcuni video, erano stati trovati sofferenti a terra in preda a spasmi violenti e incontrollati. Aperta subito un’indagine in cui sono confluiti i pareri di tanti esperti, biologi, analisti che ne hanno più volte ricercato le cause. Subito e prontamente indirizzate verso virus misteriosi che avevano attaccato gli animali. Poi si è passati al sospetto avvelenamento a causa di anticrittogamici, contenenti cianuro, ingeriti in un vicino campo di pomodori coltivati. Difficile tuttavia pensare che verdure commestibili dagli umani potessero essere stati irrorati con cianuro. Noi avevamo subito pensato al peggio, ovvero a cause molto dipendenti dalla volontà degli uomini di liberarsi degli elefanti, che sicuramente in zona avevano procurato danni a coltivazioni durante le loro incontrastate razzie. Ben conoscendo l’Africa, che frequentiamo da circa 50 anni, sappiamo a quanto si arrivi per respingere i danni da animali, specialmente elefanti o leoni, sulla poverissima economia delle genti locali. E infatti ultimamente sono state arrestate 4 persone accusate di aver avvelenato una pozza d’acqua, con sostanze ritenute tossiche, introdotte illegalmente dalla vicina Tanzania. Naturalmente niente di nuovo in quanto, già anni scorsi, era accaduta l’ennesima cosa su un altro gruppo di pachidermi. L’animalismo mondiale vede il pericolo per questi animali unicamente nella caccia legale. In realtà il Kenya, dalla chiusura d’ufficio della caccia legale negli anni ’70, ha successivamente perso l’80 per cento della sua fauna per bracconaggio incontrollato, avvelenamenti, bush meat sopportato dalle autorità e a causa di casi come questo. Per cui si ribadisce che ovunque nel mondo, quando gli animali sono soltanto balocchi fotografici per turisti, ma entrano in conflitto con gli abitanti della zona, il meccanismo che si innesca è sempre questo: il rifiuto della loro presenza e l’abbattimento occulto, sempre e solo con veleno e trappole. Quello che l’animalismo anticaccia, e tanti ciarlatani da Tv nostrana non capiscono, o hanno convenienza a non capire, è che la caccia legale porta un sacco di soldi. Tantissimi. E negli Stati seri tipo Zimbabwe, che conosciamo molto bene, ritornano in parte alla popolazione locale come supporto alimentare, scuole, punti di cura o pronto soccorso, pozzi per l’acqua, strade eccetera. Pensare che fare foto dei turisti risolva, e anzi sostituisca gli introiti multimilionari dei Safari di caccia, è pura illusione. Primo perché se si considerassero gli introiti degli uni e degli altri, quelli dei safari fotografici sparirebbero essendo molto ma molto inferiori. Ma il problema è che quelli fotografici non risolvono la sovrappopolazione. Ovvero, se non si ridimensionano le specie quando diventano in eccesso, poi i danni gravano solo sulle genti locali. Che non vivono di foto dei turisti Oltreoceano, e nemmeno di quelli che manco ci vanno e li guardano in Tv. Ancora, la guerra al trofeo è un’ennesima dimostrazione dell’animalismo incompetente. Un cacciatore, nell’abbattere un’animale con trofeo importante, preleva un animale vecchio, ormai arrivato alla fine dei suoi giorni. Che già ha riprodotto tanto e lasciato i suoi geni. Lasciando il posto per uno giovane che non avrebbe la possibilità di crescere e riprodurre in salute altri animali della stessa specie. Infine, sempre in Zimbabwe, ma anche in altri Stati, quando animali troppo invadenti, sempre leoni o elefanti specialmente, razziano ripetutamente una zona vengono inseriti nei programmi Pac, Problem Animal Control. Particolari piani di abbattimento che possono essere fatti anche da cacciatori stranieri paganti, senza a volte permetterne l’esportazione del trofeo. E la carne, si vedano i tanti video che circolano su Youtube, danno luogo a distribuzione di proteine a un migliaio di abitanti della zona interessata, gratis. Le compagnie di caccia, e i vari Outfitter che le gestiscono, hanno interesse a controllare il territorio, il bracconaggio e si interessano dei problemi della gente che ci abita. Al contrario, chiusa la caccia, i territori sconfinati dell’Africa non li controlla più nessuno. I governi non hanno interesse e soprattutto soldi. Per cui mano libera alla distruzione. Vogliono questo gli animalisti? Be’, è quello che sta accadendo.