Grazie, Osso

La drammatica fine del cane del giornalista e scrittore Michele Serra porta il dibattito sul controllo del lupo a un livello inedito

Per chi non lo sapesse, Osso era un piccolo cane che apparteneva al giornalista di Repubblica Michele Serra. Osso purtroppo è stato sbranato dai lupi nei pressi della casa che Serra ha in Appennino, in provincia di Piacenza. Perché dobbiamo dire grazie al povero Osso? Perché non essendo il cane di un padrone anonimo, ma di un personaggio che ha la possibilità di esporre sui social e sui giornali il proprio dolore, ha dato una visibilità senza precedenti al problema della diffusione del lupo nelle campagne italiane. Serra infatti ha dato voce al “dolore che si prova per chiunque perda un proprio animale in questo modo”. Questo non dobbiamo certo spiegarlo ai cacciatori, o altre categorie come tartufai, allevatori canini eccetera. Ma dobbiamo cercare di farlo capire ai tanti che ogni sera vanno a letto col cane, perché provano per esso un affetto paragonabile a quello di una persona, ma che quando poi il lupo fa a pezzi i cani degli altri subito si trasformano in strenui difensori del “predatore per eccellenza”. Che se fosse per eccellenza prederebbe animali selvatici, e non cani gatti pecore e agnelli. Quindi il povero Osso, sacrificato dal lupo ormai sfuggito di mano, ha parlato e ha permesso a qualcuno di portare ai più un problema di sovrappopolazione. E infatti Serra mette una mano intera nella piaga, altro che il dito. Dice: “Se il problema non viene governato, le persone reagiscono da sole, spesso nel modo sbagliato. Le autorità devono intervenire per evitare soluzioni illegali e brutali”. Queste stesse parole noi le abbiamo ripetute, scritte, rilanciate e riscritte decine di volte. Ma vuoi vedere che stavolta dette dal collega Serra saranno prese di più in considerazione e qualcuno, sempre ringraziando con tristezza il povero Osso, la questione la vedrà in modo diverso? E aggiunge “Confondere la tutela della specie con quella di ogni singolo individuo è un errore”. Dobbiamo dirlo ancora? Anche qui Serra arriva secondo, ma diffonde le idee che sono anche nostre, con una visibilità e un impatto finora inediti. Impatto che ha, di conseguenza, determinato l’immediata risposta delle associazioni animaliste, le quali da un lato hanno voluto sottolineare come l’idea di gestire la natura sia “fuorviante” e dall’altra, di fatto, hanno evidenziato come aver lasciato libero il cane in un ambiente nel quale era nota la presenza di lupi sia stato un errore e una leggerezza. Curioso che nell’accorata lettera non si sia fatto riferimento alcuno alle ormai centinaia di altri cani che sono stati predati con accanto i padroni o addirittura nei giardini delle case. Quindi il nocciolo, aldilà della retorica populista animalista, è che ogni specie deve essere in linea con i numeri giusti. Se c’è una talpa in meno e un orso in più, si deve togliere l’orso. E non la talpa perché è brutta, cieca e non la vediamo mai. La Natura deve stare nei numeri giusti. Lo ha detto anche Serra. E si è spiegato molto bene. E tutto questo lo dobbiamo al povero Osso. Cagnetto meticcio, ma che finalmente ha dato voce ai tanti, troppi bei cani di razza e non, sbranati e mai più ritrovati. Le cui ossa sono giacenti sparse nei boschi dell’Appennino.