Ispra riconosce il valore della caccia

Il direttore del dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente di Ispra, in audizione alla Camera, ha sottolineato l’utilità e il ruolo positivo della caccia nella conservazione e tutela delle specie selvatiche

Ispra è stata ascoltata, assieme ad altri organi interessati all’argomento, in Commissione Agricoltura della Camera sulla modifica della legge 157/92. Il relatore è stato Luigi Ricci, direttore del Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente e per la conversione della biodiversità. Innanzitutto, avendo ascoltato tutto il suo intervento comprese le risposte alle domande dei presenti, è da risaltare la pacatezza e la tranquillità della sua esposizione. Scevro da impennate di protesta o contestazioni esaltate dal tono della voce. Il paragone è stridente rispetto alle disinformazioni di Vitturi della Lav per il quale gli incidenti stradali con fauna selvatica, provocando “soltanto” una decina di morti l’anno, non rappresentano un problema. Dimenticando che invece per i circa 10 morti l’anno durante l’esercizio venatorio loro ne fanno una vera e propria bandiera di protesta. Da questa disinformazione si è passati a quella di Borrelli di Europa verde che ancora insiste sugli animali importati e immessi da noi, non avendo mai letto proprio quello che dice Ispra stessa: che non è vero. E rilancia la cattura degli ungulati per poi successiva sterilizzazione.

La premessa più interessante nell’intervento di Ricci è che la caccia quando esercitata correttamente, pianificata, rispettosa, coerente con i principi scientifici e della conservazione della Natura può contribuire alla tutela delle specie selvatiche. Mantenere popolazioni vitali, garantendo prelievi venatori con rigore scientifico, porta alla piena compatibilità con gestione e miglioramento del territorio. Tutto questo prendendo a spunto ciò che dice la Carta Europea sulla Caccia e la Biodiversità, adottata nella Convenzione di Berna e sottoscritta dalla Face e dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Ricci ha sottolineato anche il contrasto delle specie aliene, confermando che il favorire il diffondersi di queste porta poi alla possibile entrata di zoonosi, così come accaduto con la peste suina riconoscendo il contrasto alla sua diffusione rappresentato dall’intervento dei cacciatori. Una buona gestione, con interventi pratici, può recuperare specie in cattivo stato di conservazione. Il problema per Ispra, paradossalmente, è la contrazione dei cacciatori, che ormai si è attestata intorno a un meno 70%, con un ricambio generazionale sempre molto labile. Ha ricordato che il patrimonio faunistico è totalmente trasformato, con l’abbandono dei terreni agricoli in particolare nelle zone collinari e montane, a cui si lega un calo delle specie ornitiche del 35%. Tutto questo però anche per i cambiamenti climatici. Altra importante affermazione di Ricci, quella che la legge 157 ormai andava modificata, non essendo più del tutto aderente alla nuova realtà. E che i punti modificati nel nuovo Ddl possono sussistere senza problemi. Ha ribadito il ruolo positivo dall’attività venatoria nei riguardi della biodiversità, approvando la gestione delle specie negli aeroporti. Le esclusività delle forme di caccia sono per lui accettabili, così come il riconoscimento delle qualifiche e delle abilitazioni in tutto il territorio nazionale, se fatti seguendo una linea comune di preparazione. Quello che ha visto con perplessità è l’inserimento di alcune specie in particolare sofferenza come pernice bianca e allodola e la proposta di slegare il cacciatore dal territorio ampliando gli Atc, così come la conversione delle riserve, a meno che non venga provata scientificamente la necessità in relazione alle consistenze e particolarità faunistiche. Infine ha riconosciuto il ruolo dei cacciatori anche come sorveglianti di quelle zoonosi come l’influenza aviaria in zone molto critiche, come i delta del Po e relative valli, non con gli abbattimenti ma con la sorveglianza epidemiologica effettuata dalle autorità scientifiche in collaborazione proprio coi cacciatori. Cacciatori che, ha ribadito, debbono e dovranno sempre più essere formati. La conclusione di Ricci è stata che i punti critici su questa modifica di legge sono pochi, ribadendo che se la caccia è fatta con coscienza e coerenza, con rispetto delle norme e delle indicazioni della scienza può conferire ai cacciatori la funzione di bioregolatori sia per i danni conseguenti delle specie sia per le zoonosi. Insomma non la sequela di denunce e di attentati alla Natura propinati continuamente dalle associazioni animaliste e partiti a loro amici.