Lupo e dintorni

Nuova aggressione da parte del lupo in Val di Rabbi, provincia di Trento: nel'Imperiese gli allevatori sono in rivolta, in Toscana parte il progetto di monitoraggio "lupus etruriae"

(foto di Stefano Franceschetti)

Stavolta è accaduto in Val di Rabbi, precisamente a Zanon, frazione di San Bernardo (Tn). Alle 14,30, per cui in piena luce e a ridosso delle case. Aldilà di quello che hanno scritto alcuni giornali, sempre molto attenti a che il lupo non si spaventi e non si faccia male, abbiamo saputo i particolari proprio da un nostro amico facente parte della famiglia della signora interessata dal fatto. Quest’ultima non stava né facendo trekking, come scritto, né andava su un sentiero verso il bosco, bensì transitava su una strada accanto alla sua casa, nel paese. Intorno, colline, prati e nessun accenno di bosco. A diverse centinaia di metri si sentiva il rumore di una motosega che lavorava nel bosco. Improvvisamente dal bosco stesso è arrivato di corsa un lupo, forse spaventato dal rumore della motosega. Il lupo è saltato addosso alla signora gettandola per terra e graffiandole una gamba, strappandole il pantalone. Poi è ripartito verso il paese, in discesa. La signora è corsa verso casa. Naturalmente i mezzi d’informazione hanno immediatamente espresso dubbi. Poi, arrivata la Forestale, si è constatato dalle impronte sulla neve che appartenevano a un lupo. E oltretutto è stato trovato un capriolo morto poche centinaia di metri sopra, nel bosco, al quale il lupo stesso sicuramente era addosso, dopo averlo predato. La signora poi è stata portata all’ospedale di Cles e constatata la ferita a una gamba. Intervenuto anche il sindaco di Rabbi, Lorenzo Cicolini, che ha poi ascoltato i resoconti della Forestale e commentato l’accaduto. Spaventato o no, fortunatamente il lupo non ha usato la bocca, ma soltanto alcune zampate. Nel frattempo un’altra comunità, per lo stesso motivo, sta sugli scudi: quella di Imperia, Diano Marina, San Bartolomeo al Mare e altri paesi nei dintorni. Gli allevatori hanno fatto presente al presidente dell’Amministrazione provinciale Claudio Scajola, e a tutti i sindaci presenti, che “Difendere l’allevamento significa difendere l’identità dell’entroterra Ligure, la sua sicurezza idrogeologica e il suo futuro economico”. Infatti non si può pensare che da un giorno all’altro realtà economiche di sostentamento legate alla terra possano cambiare e sopportare la novità dello spadroneggiare di un predatore. Che, come detto ormai alla noia, non è né nato per predare gli animali domestici, né deve essere abituato a sostentarsi con essi. Perché così è solo deleterio, e non serve a nulla. “…Attacchi sistematici che avvengono ormai a ridosso delle abitazioni, sui sentieri, frequentati dai turisti e nei pascoli storici, dove pecore e capre vengono sbranate nonostante la presenza di recinzioni, cani da guardia o la costante vigilanza degli allevatori”. Manco a dirlo, vengono richiesti interventi urgenti sui branchi più confidenti. O, tradotto, cominciare a mettere paura al lupo da parte dell’uomo a tutela dei suoi interessi e spazi vitali. Proprio per questo la Regione Toscana ha deciso, nel progetto denominato “Lupus Etruriae”, un monitoraggio proprio della specie lupo. E lo farà servendosi della collaborazione della Federcaccia e di Coldiretti, mediante l’ausilio tecnico e scientifico dell’Università di Sassari. Questo ha fatto letteralmente imbizzarrire il Wwf, che denuncia che le due associazioni “…hanno sostenuto pubblicamente politiche di contenimento o riduzione del lupo…”. Si potrebbe rispondere che, a maggior ragione, anche la suddetta associazione animalista rappresenta ancora di più un portatore di elevato interesse in politiche nettamente contrarie a quelle di Federcaccia e Coldiretti. Quindi altamente compromessa alla stessa maniera. In più se sono preoccupati delle “…procedure rigorose e verificabili”, informiamo lor signori che da decenni tutti i monitoraggi e censimenti della fauna selvatica, compresa l’avifauna, è fatta e svolta con professionalità e competenza proprio dagli appartenenti alle associazioni venatorie. Non ci risulta che mai lo abbiano fatto con dati affidabili, ma soprattutto con migliaia di interessati in tutte le regioni, gli iscritti del Wwf.