Usa: più territorio alla caccia

Lo U.S. Fish & Wildlife Service (Usfws) e il National Park Service (Nps) hanno recentemente annunciato un piano per l'espansione della caccia e della pesca sui territori pubblici americani.

Lo U.S. Fish & Wildlife Service (Usfws) e il National Park Service (Nps) hanno recentemente annunciato un piano per l’espansione della caccia e della pesca sui territori pubblici americani. L’ordine n. 3447, emanato dal Dipartimento interno, sta identificando l’opportunità di espandere l’accesso alla caccia e alla pesca, eliminando le numerose restrizioni, allineandole alle regole federali per la gestione della fauna. L’ordine sta elaborando una politica di apertura di molti rifugi di proprietà dell’Nps per la pratica delle due discipline, attualmente chiusi specificatamente a queste pratiche. Per cui lo Usfws sta pianificando di aprire ed espandere circa 1.107 rifugi naturalistici e quattro aree di riproduzione ittiche. Questo vuole dire accrescere i territori disponibili di 9 milioni di acri, il 95% delle terre del National Wildlife refuge system, da aprire alla caccia, consentendo per la prima volta di cacciare e pescare in 14 rifugi e tre aree di riproduzione ittica. Separatamente, l’Nps sta rimuovendo la chiusura e le restrizioni di queste attività in molte unità del sistema dei parchi, dove la caccia è autorizzata, ma solo con particolari provvedimenti. Queste zone includono le rive del mare, aree nazionali ricreative e aree di conservazione nazionali. Naturalmente tutte queste attività sottostaranno alle leggi federali, alla salvaguardia della pubblica incolumità e alla protezione standard delle risorse. Il Segretario degli affari interni Doug Burgum ha detto: “Le terre pubbliche americane appartengono al popolo americano, e loro dovrebbero accedervi senza avere non necessari impedimenti burocratici per l’ingresso”. Leggendo queste disposizioni relative all’apertura di parchi e zone di rifugio alla caccia e alla pesca sorge spontaneo fare un paragone con casa nostra, dove abbiamo parchi e zone protette che scoppiano di animali e di maleducati turisti; dove gli animali sono ritenuti senza valore e dove invece, specialmente i capi in sovrannumero e da trofeo, potrebbero essere venduti a cacciatori paganti accompagnati dal personale interno e fruttare milioni. Dando introiti ai parchi stessi che sempre più faticano ad andare avanti senza sussidi statali. Caso esemplare il Parco del Gran Paradiso, dove gli stambecchi in sovrannumero, ormai ridotti a pecore addomesticate, lottano spesso con epidemie di cheratocongiuntivite e rogna sarcoptica per la troppa promiscuità. In Svizzera i capi da trofeo nei parchi fruttano, con un solo abbattimento, 20-30.000 euro circa. Che aiuterebbero i parchi a salvaguardare anche gli altri animali, non solo quelli “belli”. Cosa oltretutto permessa in tutti i parchi del mondo. Altrimenti il sovrannumero di animali non può essere contenuto e finisce per occupare spazi non idonei, quali paesi e strade. In quanto i boschi ne sono pieni, creando incidenti e arrivando all’addomesticamento. Che è l’inizio della fine per qualunque specie selvatica. Questo se lo mettano in testa i tanti esperti dell’animalismo. Infine ricordate le polemiche sul Ddl caccia perchè, ORRORE, veniva autorizzata la caccia sulle spiagge? Ovvero nelle zone demaniali costiere italiane, che racchiudono tantissimi chilometri di territorio nel quale non si fa nessuna selezione e controllo dei cinghiali. Che sono sulle spiagge i mezzo alla gente. I nostri cugini americani fanno lo stesso. E nessuno mette in giro tutte le fandonie sparse a piene mani da animalisti e company sulla caccia in mezzo alle sedie a sdraio e agli ombrelloni.