Forse anche per ritrovare parte dei perduti consensi da parte degli elettori statunitensi, il presidente americano Donald Trump nel corso di un evento in Pennsylvania è tornato a parlare di legislazione in materia di armi e di tutela del secondo emendamento della Costituzione. Nello specifico, il presidente ha dichiarato che la sua amministrazione starebbe “lavorando” su una normativa federale per l’estensione del diritto di porto d’armi (national right-to-carry legislation). Il riferimento potrebbe essere nei confronti del progetto di legge del National constitutional carry act presentato tre mesi or sono dal senatore repubblicano dello Utah Mike Lee, che è volto a eliminare la necessità di richiedere una licenza per il porto occulto per gli americani idonei, su tutto il territorio federale, bypassando quindi le legislazioni dei singoli Stati che, sulla materia, hanno invece a oggi normative molto diverse tra loro.
“I padri fondatori”, aveva affermato il senatore Lee in occasione della presentazione del progetto, “hanno stabilito un diritto nazionale a possedere e portare armi, senza chiedere il permesso a forze dell’ordine locali ostili, e senza rischiare di finire in prigione per aver attraversato i confini dello Stato sbagliato”.




