Il presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, era stato a suo tempo accusato di “Uccisione aggravata dalla crudeltà”. Le associazioni animaliste, tra cui Lav, Oipa, Leal e company, avevano ritenuto di denunciare che l’abbattimento dell’orso M90 era stato condotto in modo crudele, in quanto colpito due volte e per questo deceduto con sofferenza. Il massimo era l’esaltazione dell’idea, secondo loro, che l’animale sarebbe dovuto essere addirittura narcotizzato prima dell’abbattimento. Ora, stendiamo un velo pietoso sull’incompetenza di chi pensa che si possa avvicinare un orso al punto tale da sottoporlo a telenarcosi e poi passare all’abbattimento. Tale pratica imporrebbe, data la scarsa precisione e portata dei fucili per telenarcosi, avvicinarsi a circa 15-20 metri. Cosa altamente pericolosa per chi opera, visto tra l’altro che il plantigrado possiede un fiuto tra i più potenti al mondo. L’accusa ha molto più l’aspetto del classico sgambetto fatto per motivi prettamente politici di avversione a Fugatti stesso, unita a un animalismo sfrenato totalmente incompetente che contesta tutto quello che riguarda qualunque intervento nei confronti degli animali. Ricordiamo che l’abbattimento risaliva a febbraio del 2024. Il Pm aveva chiesto l’archiviazione del caso, ma il Gip aveva disposto l’imputazione coatta. A fronte di tutto questo, però, è arrivata l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Fugatti ha commentato: “L’assoluzione conferma in modo chiaro la piena legittimità dell’operato della Provincia. Abbiamo assunto una decisione necessaria e responsabile, nell’esercizio delle nostre competenze”. Si immagini che anche nella giunta il Pd aveva confermato favorevolmente la sentenza. Naturalmente tra i pasionari dell’animalismo, Massimo Vitturi per la Lav ha replicato che l’orso “non aveva mai creato problemi, frequentava le aree urbanizzate perché abituato a cibarsi nei cassonetti non protetti”. Di concerto Gian Marco Prampolini, presidente Leal: “permangono interrogativi sulle modalità di gestione del caso e sulla concreta valutazione delle misure alternative”. Che forse sarebbero state quelle di rinchiuderlo per tutta la vita dentro un tipico loro santuario, nient’altro che uno zoo di orsi sedati e sterilizzati, non c’è pena peggiore per un selvatico che entrare dentro questi luoghi da ergastolo. Ma che naturalmente avrebbe messo in risalto la vittoria dei pseudoprincipi animalisti che se ne fregano dei problemi degli animali. A cui interessa dimostrare ai propri simpatizzanti che salvano orso e cavoli. Tra l’altro le associazioni animaliste in questione si erano pure costituite parte civil, con una richiesta complessiva di 300 mila euro. Notare che anche Ispra aveva autorizzato la rimozione dell’orso M90 e che Fugatti è stato continuamente minacciato e messo sotto scorta. Le associazioni ovviamente, letta la sentenza, annunciano già un ricorso. Come a dire che sulla pelle di un orso si fa qualunque cosa pur di affermare le proprie strampalate posizioni.




