Solita estate, soliti incendi

Ancora una volta con il caldo e la siccità estive si ripropone il tema degli incendi boschivi: poco riscaldamento globale, tanta dolosità

Ogni estate in Italia, ma ormai in Europa e nel mondo, il problema che coinvolge tutti sono gli incendi, sempre più invasivi e ripetitivi. I danni ammontano sempre a cifre enormi. Non solo per la perdita arborea, ma anche per tutta la fauna vivente nei luoghi colpiti. Nei casi più estesi e a ridosso degli insediamenti umani c’è la perdita di case, strade, strutture e purtroppo anche vite umane. Non meno importante poi tutte le spese che ne nascono per gli interventi dei vigili del fuoco, di altri corpi, di aerei, di elicotteri che con il loro intervento continuo accumulano spese a dismisura. Alla fine, dopo tanto lavoro non rimane proprio nulla se non danni ingenti. Anche se ancora oggi certi “addetti ai lavori” ne dichiarano la causa per il grande caldo, il solito e trito cambiamento climatico, nella stragrande maggioranza dei casi sono dovuti a comportamenti umani, oggi come un tempo. Alcuni per pratiche incaute (vedi gettare i mozziconi accesi in modo distratto), ma tutti gli altri per professionisti del “sistema” incendi che ne approfittano per mettere i nostri boschi in simili condizioni. Perché, come sempre, anche gli incendi portano business. Se ne potrebbe fare di prevenzione. Oggi la tecnologia consentirebbe di sorvegliare ampie porzioni di territorio boschivo, anche con l’intervento dell’intelligenza artificiale, per segnalare l’insorgere di incendi consentendo un intervento tempestivo e immediato, o quasi. Vogliamo parlare del mantenimento e gestione dei boschi, che le nostre associazioni animaliste e ambientaliste ostacolano sempre perché bisogna “lasciar fare alla Natura”? Ovvero istituire e tenere in ordine le cesse tagliafuoco, pulire i boschi quando ormai sono troppo vecchi e ci sono tonnellate di materiale secco pronto all’uso? Fare punti di accesso per l’intervento di mezzi, mentre spesso non si può aprire nessuna strada sempre per i soliti motivi. Ma soprattutto la sorveglianza dei boschi da parte di personale che ci passa, lo percorre e lo tiene d’occhio. In circa 70 anni di frequentazione non abbiamo mai incontrato nessuno che sorvegli “da dentro”. Troppo occupati con i “cattivi cacciatori”. L’Ispra, nel suo report annuale pubblicato il 28 luglio 2026, ha messo in luce che, oltre a interessare maggiormente le zone del Sud, molti incendi sono in zone protette, oltre al Parco del Gran Paradiso, quello del Pollino eccetera, evidenziando una precisa tendenza. Forse la politica della parcomania non è tanto digerita dai suoi abitanti. Infatti è noto che molti di questi incendi sono per protesta. Crediamo che le tali e tante proibizioni, che nascono da balzane idee protezionistiche, dovrebbero essere mediate con chi ci abita. Alla fine del comunicato Maria Alessandra Gallone, Presidente Ispra e Snpa, ringrazia vivamente “…tutte le donne e gli uomini che, ogni giorno, sono impegnati nel contrasto e nella gestione degli incendi boschivi…”. E qui ci vengono in mente i tantissimi ambientalisti-protezionisti-animalisti-ostruzionisti tanto attivi sui social contro la Caccia selvaggia e altrettanto attivi nei banchetti per firmare vari salvataggi di specie più o meno esotiche, chiedendo sempre denaro. Se ne vede qualcuno per sorvegliare, aiutare e soprattutto monitorare il territorio che loro dicono di voler proteggere? Tanti cacciatori lo fanno. Tornando al comunicato, la Presidente Gallone dice “…la prevenzione resta l’arma più efficace: significa adottare comportamenti responsabili…e promuovere una sempre più stretta collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti”. Appunto.