È incredibile la scienza quali capovolgimenti può fare nelle varie e fantasiose interpretazioni delle associazioni animaliste. Ci riferiamo alle polemiche dopo che la regione Alto Adige ha determinato l’abbattimento di alcuni lupi ritenuti troppo confidenti nei confronti di alcuni allevatori. Non vogliamo impelagarci nei vari meandri delle ordinanze, o sui limiti del livello di protezione del lupo, quanto piuttosto sulle idee propagandate con forza, e con il potere comunicativo che appartiene loro, dai vari Enpa, Wwf e loro simpatizzanti. L’idea è che nel momento in cui si propone un abbattimento, subito i suddetti mettono mano alla “loro” scienza e ai “loro” esperti. Il tema di fondo, che viene buttato sul piatto per demolire ogni iniziativa, è che se abbatti un esemplare, le predazioni aumentano e che tolto un lupo ne arriva subito un altro.
Si vede che la scienza animalista non è riuscita a raggiungere la vicina Austria e più precisamente il Tirolo e la Carinzia, dove nel periodo di riferimento di quest’anno gli animali d’allevamento predati dai lupi sono scesi a 160, contro i 277 registrati nello stesso periodo del 2025. Risultato motivato, anche troppo banalmente, dal fatto che a fronte dei 2 lupi abbattuti nel 2025, quest’anno ne sono già stati abbattuti 12.
E quindi arriviamo al dunque: se abbattiamo una bassa percentuale di lupi, logico che i numeri diano ragione agli animalisti, uno o due capi non fanno, o fanno molto poco, effetto. La soluzione è abbatterne molti di più. Portare il numero totale a un livello come ha fatto la vicina Francia, che ha stabilito che il quantitativo giusto sul proprio territorio nazionale è di circa 1.000 lupi. Tutto l’incremento annuo, stabilito del 20% con le nascite, viene autorizzato per l’abbattimento. La favola che più ne abbatti e più aumentano, venduta a un tanto al kg nei confronti del cinghiale, è supportata dala fatto che nei parchi e zone protette il numero continua ad aumentare, perché non li gestiscono. E gli animali, furbi, si rifugiano lì dentro. I parchi, giustamente, debbono esistere per salvaguardare specie particolarmente delicate e deboli nei numeri, come l’orso marsicano e il camoscio d’Abruzzo, alcune specie alate tipo aquile e avvoltoi. Ma non per riempirli di lupi, cervi, cinghiali che non hanno nessun problema di estinzione. Ma al contrario fanno nascere problemi senza soluzione. Per limitare le specie non si è inventato nulla al mondo, perché non esiste, se non gli abbattimenti. E non serve, come qualcuno continua a propinare, che si individui il colpevole della specifica aggressione nei confronti dell’uomo. Gli abbattimenti servono a livello sistemico, di specie, a far capire che l’uomo è altamente pericoloso. E bisogna stargli lontano. Bastano due o tre generazioni di lupi e il problema lo capirebbero subito. Facciamogli capire prima possibile questo. Nell’interesse della specie.




