Alaska che vai, orsi che trovi

Dal 2023, in Alaska è stato avviato un piano di abbattimento programmato delle popolazioni di orso nero e bruno, al fine di tutelare le popolazioni di caribù che erano sottoposte a eccessiva pressione predatoria

Le autorità governative dell’Alaska hanno osservato negli anni un notevole calo dei caribù che popolano la regione Sud-Ovest dello Stato. L’enorme mandria che popolava il bacino del Mulchtna contava circa 190.000 esemplari, dal 2019 però il numero degli animali è progressivamente calato, fino ad arrivare a soli 13.000 capi. Il caribù notoriamente è un’animale per il quale le comunità di cacciatori locali hanno notevole interesse, ma che rappresenta anche un bacino di alimentazione disponibile per molte altre specie. Per cui è stato applicato un piano di contenimento della popolazione locale degli orsi, onde far diminuire la predazione su tali animali che aveva raggiunto limiti non sopportabili. Per cui il Dipartimento della Caccia e della Pesca ha deciso l’abbattimento di orsi neri e bruni per riequilibrare tali mandrie, specialmente nei riguardi dei nuovi nati che erano le classi di età maggiormente sottoposte al consumo da parte di questi predatori. Manco a dirlo le associazioni animaliste, che per carità qualunque cosa ma non toccate gli orsi, hanno intentato una causa volta a fermare tale piano, oltretutto gestito con abbattimenti effettuati da elicotteri, senza peraltro riuscirvi. Dai dati delle autorità preposte, dopo le operazioni di riduzione della popolazione dei plantigradi, anche se la mandria non ha raggiunto minimamente il numero originario, ha però mostrato segni di ripresa. Normale constatare questo in quanto i nuovi nati, sempre i più predati, riescono adesso a raggiungere età nella quale sviluppano le normali capacità di autodifesa degli adulti. Il Dipartimento di Giustizia dell’Alaska, Sam Curtis, ha dichiarato che “continuare questo programma ha senso alla luce dei risultati scientifici ottenuti”. Naturalmente l’animalismo parla di “uccisione sfrenata di orsi”. Invece di “…agire sulla base di dati scientifici per proteggere tutta la nostra fauna selvatica”. Nel 2023 sono stati abbattuti 99 orsi in un mese e l’operazione continuerà per tutte le primavere fino al 2028. L’animalismo locale aggiunge che tale sistema causerà “danni irreversibili”, invocando altri disastri di cui sappiamo già musica e parole. Ulteriori iniziative proposte sono la solita “convivenza” che, come accade da noi, è di fatto una parola senza alcun significato concreto. Ma il significato che diamo alla notizia è un altro: è interessante, infatti, notare che quando iniziative prese Oltreoceano vanno nella direzione voluta dagli animalisti di casa nostra, tutto quello che viene fatto sul suolo americano è “scientifico”, coerente, equilibrato e volto sempre alla conservazione. Curiosamente (ma neanche tanto), tuttavia, agli animalisti nostrani sfuggono costantemente iniziative come quella appena descritta, nella quale si evidenzia che l’interesse Oltreoceano è per tutte le specie e non solo per quelle belle e iconiche. Scrolliamoci di dosso questi complessi e guardiamo la fauna tutta, nel suo interesse. E non in quello puramente estetico e monetizzabile.