L’abbiamo chiamato “problema” perché qualunque specie su questo pianeta, ma limitiamoci alla nostra Italia, quando in sovrannumero rappresenta un problema. Spesso solo per altre specie contigue o, ancora, perché va a limitare determinate attività umane. O semplicemente perché per la propria voracità mette in crisi allevamenti di particolari animali provocando danni ingenti che rischiano la chiusura degli impianti stessi per troppe spese da sostenere. Ma a volte magari si presentano tutte e tre le problematiche enunciate. Ed è questo il caso del cormorano. Specie che non appartiene minimamente alla nostra terra italica, ma che nel tempo a forza di tenerlo tra le specie protette da principi animalisti molto discutibili, è arrivato a numeri da vera invasione. Mettiamoci che per la propria sopravvivenza ha bisogno di minimo 700 grammi di pesce al giorno. Ma attenzione. Tutti gli animali predatori non hanno la bilancia nello stomaco: quando trovano una fonte di cibo a disposizione in elevata quantità, mangiano fino scoppiare. Perché nella mente dell’animale scatta il meccanismo della sopravvivenza che lo spinge a mangiare più possibile. In quanto oggi c’è, ma domani non si sa. Particolarmente colpiti sono gli allevamenti di pesci d’acqua dolce: centinaia di questi volatili stanno in attesa giorno e notte nei pressi delle vasche, come anche di laghi, lungo i fiumi e nella aree marine costiere. Insomma è divenuta una popolazione invasiva. E a questo punto non si capisce perché allora non sia cacciabile. Per molti si tratta di una specie alloctona, altri fanno però notare che è stata nidificante in Toscana centinaia di anni fa. Comunque sia, ormai è diventato un vero problema. Al punto che la regione Trentino ha organizzato dei corsi per detentori di licenza di caccia, di 4 ore a partecipazione gratuita, per effettuare abbattimenti. Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile. Tutto questo motivato dal dover proteggere la specie della trota marmorata, ritenuta di interesse comunitario. Naturalmente in risposta a tale metodo degli abbattimenti, da un’altra regione viene rilanciato il metodo “scientifico”. Infatti in Abruzzo è sorto un progetto alternativo che ripudia i metodi cruenti perché, come dicono loro, con attrezzature e metodi alternativi riuscirebbero a contenere i danni. Senza peraltro far diminuire il numero dei cormorani che si sposterebbero a fare i loro danni in aree diverse. Non dimentichiamo che oltre al pesce si nutre di piccoli nidiacei e uova di altre specie che vivono a ridosso dei corsi d’acqua o dei laghi. Una associazione si fa vanto di questi metodi, come detto, “scientifici”. Mentre dovrebbe sapere che proprio per questo gli abbattimenti da sempre appartengono al metodo più scientifico che esiste. Da quando esiste il mondo le specie in eccesso sono sempre state limitate e ridotte di numero proprio con gli abbattimenti. Che costano poco e fanno effetto subito. Al contrario, per motivi para-animalisti, ormai qualunque intervento deve essere incruento, senza procurare dolore, senza dare impressione di forza. Facendo spendere tantissimi soldi tra reti, paletti, impianti di contenimento eccetera, che spostano solo il problema da altre parti.
Cormorani: due soluzioni agli antipodi per un solo problema
Il Trentino organizza corsi per cacciatori, destinati al contenimento del cormorano per tutelare la trota marmorata, l’Abruzzo punta su metodi “scientifici” non cruenti. Sta di fatto che questo volatile è ormai un problema




