Tsn: lo Stato maggiore estende il divieto delle ricaricate a tutt’Italia

Il comando territoriale nazionale dello Stato maggiore dell'esercito, con una circolare diffusa oggi, ha esteso di fatto a tutti i Tsn d'Italia il divieto di impiego di munizionamento ricaricato che finora era stato disposto dal solo Reparto infrastrutture di Torino. È la fine di tutta l'attività agonistica federale con i calibri centerfire

Il comando territoriale nazionale dello Stato maggiore dell’esercito, con una circolare diffusa oggi, ha esteso di fatto a tutti i Tsn d’Italia il divieto di impiego di munizionamento ricaricato che finora era stato disposto dal solo Reparto infrastrutture di Torino.

Nella circolare, inviata ai Reparti infrastrutture di Torino, Padova, Roma e Napoli (rispettivamente 1°, 5°, 8° e 10° reparto), in relazione all’uso di munizioni ricaricate nelle sezioni del Tiro a segno nazionale, si legge quanto segue:

“Come noto, la problematica in questione è tuttora oggetto di approfondimenti e studi. Il Comando Genio, con la comunicazione che si annette alla presente, aveva fornito le indicazioni da attuare nelle more sia della definizione tecnica della questione che delle eventuali e necessarie modifiche da apportare al corpo normativo. Per quanto precede, si ribadisce, ai sensi del T.U.L.P.S. e delle direttive tecniche di riferimento (dir. 4020/2020 e DT/P2 ed.2006), che allo stato attuale non è possibile autorizzare l’uso del munizionamento ricaricato all’interno dei poligoni in galleria e chiusi a cielo aperto in quanto incompatibile con gli standard di sicurezza che la Difesa deve garantire in seno ai poligoni del Tiro a Segno Nazionale”.

Nella nota in calce al testo si legge che “Il munizionamento ricaricato presenta una indiscussa indeterminatezza nella “produzione” della cartuccia che si configura come “pezzo unico” non derivando da un processo industriale controllato e certificato, realizzato in proprio da “tiratori”. Vari studi e perizie tecniche hanno, tra l’altro, accertato la pericolosità mediamente superiore del ricaricato rispetto al munizionamento commerciale in termini di maggiore produzione di lapilli incandescenti e quantitativo di polvere incombusta”.

La prima considerazione da svolgere in proposito è che ovviamente una decisione siffatta rappresenta, di fatto, la fine di tutte le discipline agonistiche federali che vengono svolte con armi a percussione centrale.

La seconda è che risulta alquanto difficile, tecnicamente, attribuire (come asserisce lo Stato maggiore) al solo munizionamento ricaricato una maggior proiezione di lapilli e quantità di incombusti, attese le numerose variabili che si riscontrano nell’impiego a fuoco delle armi, in funzione dei differenti tipi di palla, livelli di caricamento e caratteristiche delle armi stesse, a partire dalla lunghezza di canna. Per fare un esempio, una carabina da caccia con canna lunga 470 mm proietterà un maggior numero di lapilli e incombusti rispetto a una carabina nello stesso calibro con canna di 610 mm, e questo utilizzando il medesimo tipo di munizione commerciale. Estendendo il ragionamento su una valutazione comparativa circa la quantità di lapilli e/o di incombusti che può essere lasciata dalla miriade di armi utilizzabili in Italia, camerata per l’altrettanto ampia varietà di calibri disponibili, evidenzia come la variabilità del quantitativo di lapilli e/o incombusti sia già semplicemente imprevedibile di per sé. Ed è proprio a fronte di questa imprevedibilità, che nelle direttive tecniche sono contenute precise disposizioni sulla periodicità da dare alla pulizia delle linee di tiro.

Imporre, quindi, un divieto generalizzato sulla base di considerazioni pseudo-tecniche che sono perlomeno discutibili anche a un esame meramente superficiale della questione, non può che destare gravi perplessità sulla legittimità dell’atto.

Sarebbe interessante a questo punto sapere quali fossero state le risultanze del famoso incontro svoltosi a Roma su questo argomento, tra i vertici militari e il commissario straordinario Walter De Giusti. Sarebbe anche auspicabile conoscere l’opinione al riguardo dello stesso De Giusti, in qualità di responsabile pro tempore dell’attività sportiva nelle sezioni Tsn.