La braccata: male del secolo?

La caccia in braccata al cinghiale accusata dalle principali sigle animaliste di essere responsabile nientemeno che dell’arrivo in città dei lupi. Ma come stanno realmente le cose?

Quanto s’è parlato male della braccata al cinghiale? Tanto. Anche l’Ispra la reputa una delle principali cause di dispersione dei branchi. Spesso vengono abbattute le matriarche per cui il resto del branco di femmine perde la guida (ma non la testa) e così si genererebbe più confusione nell’irradiamento nei territori. E poi i turisti, i cani, la confusione e tanto altro che la nostra fantasia ci mette un po’ a trovare. Abbiamo detto fantasia? Di questa le associazioni animaliste, bisogna rendere loro merito, ne hanno da vendere. Arrivano dove noi umani non possiamo nemmeno immaginare di arrivare. La loro ultima pensata, uscita poi postuma rispetto a una sentenza del Tar delle Marche che non riteneva opportuna la braccata per il controllo del cinghiale e in seguito ad altri dibattiti tra consiglieri e giunta regionale, è la seguente: la braccata spinge i cinghiali in città e di conseguenza, visto che secondo loro i lupi vivono per il 70% di predazione del cinghiale (se ci facessero sapere dove l’hanno letto sarebbe molto utile visto che l’Ispra stessa non dispone di tali dati), li seguono e arrivano in città. Per cui, soluzione: proibiamo la braccata e i lupi rimarranno nelle selve assieme ai cinghiali, che non avranno più problemi di dispersione. Considerate che tutto questo lo dice l’Enpa, il Wwf, Lipu, Lac, Lav, Lupus in fabula e Amici animali Osimo. Mica gente qualsiasi. Praticamente tutto il miglior animalismo italiano. Logicamente sarebbe da chiedere quali studi su questo argomento siano stati fatti, ricerche, percentuali di presenza, strade utilizzate dopo le braccate per arrivare in quali e quante zone. Ma sicuramente nei loro archivi sarà tutto ben catalogato. Infatti hanno anche le soluzioni: “gestione rifiuti”, poi campagne di informazione (per chi? Cinghiali, lupi o cacciatori?), “sostegno concreto agli allevatori”, “recinzioni adeguate, cani da guardiania e misure di protezione efficaci”. Dopo questi saggi consigli la migliore arriva alla fine. In quanto secondo loro il lupo non insidia gli animali domestici in quanto tali (messaggio per gli allevatori), i capi d’allevamento infatti sarebbero “colpiti soprattutto quando si lasciano incustoditi”. Siccome però nel frattempo anche la nostra fantasia ha ricominciato a funzionare, basata però su cose concrete e soprattutto su quello che dicono e scrivono coloro che sono addetti ai lavori, la diamo anche noi una versione. l lupo, come già detto altre volte, è sempre e soltanto stato un predatore di animali domestici. Perché fino a 70-80 anni fa nell’Italia centrale non esistevano cinghiali, caprioli, daini e cervi, se non in qualche rarissima riserva di caccia ben recintata o in qualche parco. Ma in numeri ridicoli. E il lupo viveva di pecore, capre e simili. Ecco perché è stato sterminato. Perché portava la gente, già povera, a morire di fame. Oggi, sempre il lupo, campa bene grazie prima di tutto alla protezione, poi all’impunità assoluta quando gira per città e paesi. Il cinghiale viene nelle città perché mangia le zozzerie degli abitanti. Ma soprattutto perché sfugge ai predatori, ovvero al lupo. Che preda, tuttavia, unicamente piccoli o al massimo i rossi dell’anno. Il giro quindi è al contrario: il cinghiale arriva nei paesi così come ci arrivano i cervi, peraltro dove la braccata non esiste perché si parla di zone ricomprese nei parchi. E lì la gente li nutre e sono lontani dai predatori. Il lupo segue i cinghiali ed ecco che tutti si trovano bene perché spazzatura (cibo prediletto dei cinghiali), gatti, cani, caprette e simili (alimento per i lupi) stanno in città, e non in campagna tra i boschi. Quindi la braccata non c’entra un fico secco. Se si vuole fare sempre e soltanto campagne anticaccia almeno si scelgano argomenti e tesi più costruttive e non isterie che sanno solo di animalismo d’accatto.