Investimento di pedoni a Modena: quando il rischio è strutturale

Un italiano di seconda generazione, di origine marocchina, è piombato sulla folla ieri a Modena e ci ricorda che le nostre città non sono più sicure delle altre città europee.

Eseguendo alla lettera le istruzioni operative divulgate dallo stato islamico, tra l’altro, nel n. 3 della rivista allora intitolata Rumiyah, l’attentatore ha messo in scena uno degli strumenti di terrore più semplici e per questo utilizzati da sempre in altre aree, negli ultimi anni caldeggiato anche per gli attacchi in occidente: il vehicle ramming, vale a dire l’investimento di pedoni con un veicolo.
Proprio in quella pubblicazione, infatti, venivano divulgate precise linee guida su come:
– scegliere il veicolo più adatto
– scegliere il target più pagante
– condurre l’azione per massimizzare il numero di vittime.
Tra l’altro, anche il finale dell’episodio di Modena riprende alla lettera le istruzioni operative, dato che l’attentatore, una volta schiantatosi con il veicolo, che dunque è diventato inservibile, ha provato una fuga a piedi tentando di aggravare ulteriormente il bilancio dei feriti accoltellando un passante.
Proprio all’attentato con l’uso di lame, tra l’altro, era dedicato il n. 2 della stessa rivista.
Oggi, quindi, l’incitamento e le istruzioni continuano a essere divulgati in circoli più o meno grandi, oltre che sempre reperibili sul web, a disposizione anche di chi, pur non avendo relazioni in mondi estremisti, può serenamente indottrinarsi a distanza.

Non è un problema di sicurezza pubblica
Come noto, ogni rischio può essere valutato in termini di probabilità di accadimento e gravità dell’impatto, per provare a individuare le contromisure più adeguate per ridurre tanto l’una quanto l’altro. L’attacco con coltelli o veicoli non fa eccezione.
Quanto all’impatto, ben vengano dunque barriere, pilomat e ogni dispositivo di sicurezza fisica che provi a tutelare maggiormente le nostre strade e piazze.
Ben venga anche il presidio del territorio, operato da agenti sempre più numerosi, formati ed equipaggiati, perché sappiamo bene che la tempestività di intervento è uno dei fattori chiave per poter contenere i danni, che il first responder sia un operatore professionale della sicurezza o un cittadino al posto giusto nel momento giusto.
Ma la dimensione asimmetrica del terrorismo è talmente pulviscolare da essere sempre e comunque in grado di trovare un assembramento di una manciata di persone da assalire.
Quanto alla probabilità, poi, siamo certi che la dimensione investigativa riesca a intercettare e stroncare sul nascere un grande numero di episodi.
Ma le cause, purtroppo, stanno altrove.

Una questione tutta politica
Sono passati davvero pochi anni da quando si studiava il caso delle banlieue parigine, che ospitavano sacche di persone immigrate in cerca di fortuna verso la Francia dalle sue colonie e che la Francia non è mai riuscita né ad accontentare né ad assorbire, generando emarginazione e risentimento sui quali l’opportunità di riscatto jihadista ha avuto buon gioco nel fare leva.
l’Italia ha avuto un passato coloniale talmente effimero da risultare irrilevante, così come non aveva mai avuto sacche di persone presenti sul territorio così avverse al nostro modo di vivere.
Il deliberato programma di ricollocazione di masse dal sud del mondo, però, è riuscito a ottenere effetti ancora peggiori, poiché attuato in tempi così ristretti da non consentire, neppure in ipotesi, alcuna formula di assorbimento e adeguamento.
E così, per esempio, i giovanissimi hanno dovuto familiarizzare dalla sera alla mattina con il fatto di vedersi puntare lame in ogni circostanza, dalla scuola a una piazza, fuori da un McDonald’s.
Le donne hanno dovuto imparare che non è sicuro rientrare a casa a piedi la sera poiché l’abuso sessuale è un evento da tenere in considerazione davvero seriamente.
Queste dinamiche, una volta che diventano strutturali, non rappresentano forse strumenti di eversione dichiaratamente organizzata?

La ricaduta sul cittadino
Poi, ovviamente, ci sono gli attacchi propriamente detti come quello terribile di Modena, che per loro natura di certo non sono diretti frontalmente contro le istituzioni, ma le minano attaccando la popolazione. E il cittadino?
Il cittadino non può far altro che prenderne atto, essere consapevole del fatto che in qualsiasi momento può accadere.
E dunque, pur godendo appieno di tutto quanto di gioioso offra la propria vita, deve tenere anche costantemente a mente i rischi a cui tutti noi siamo soggetti quando usciamo di casa.
Perché il caso non esiste e la fisica quantistica lo ha ormai abbondantemente dimostrato.

A patto, però, di non farsi mai sopraffare dalla paura o dallo scoramento.
Perché l’unico antidoto che ci resta sta nel non consentire alla paura di attecchire nei nostri cuori, altrimenti non faremo altro che alimentarla, di fatto facendo il gioco di chi la semina.
Perché il male non si combatte con dell’altro male uguale e contrario, ma semplicemente con il bene.
Allora, livelli di attenzione sempre alti ma nessun allarmismo: oggi come ieri, una volta usciti di casa, siamo soggetti a determinati rischi che possono impattare sulla nostra salute.
Teniamo in considerazione e proviamo a prevenire anche queste nuove minacce, che chi fa da sé…